Il maldestro Riccardino servitor di due padroni

Il servitore di due padroni, meglio noto come: “Arlecchino servitore di due padroni”, è una celebre commedia di Carlo Goldoni, scritta dall’autore veneto nel 1745.

In piena sintonia con la tradizione della Commedia dell’Arte, Goldoni scrisse l’opera in forma di canovaccio in funzione di Antonio Sacco, il quale, secondo l’usanza del tempo, recitava improvvisando. Con successive riscritture, l’opera si dotò di un copione steso per intero, così come voleva la graduale riforma del suo autore.

Protagonista della commedia è tale Arlecchino (o Truffaldino), un servo che si comporta da sciocco quando le cose non gli interessano e dimostra invece grande astuzia nelle situazioni che lo toccano direttamente. Il suo unico interesse è mangiare a sazietà e per raggiungere questo scopo si troverà a dover servire due padroni, dando vita a una storia complicatissima pieni di equivoci e inganni. 

Una storia, quella immaginata dal Goldoni, che ricorda quella di tal Riccardino, al secolo Senator Riccardo Nencini che, nella prima parte della commedia, temendo di trovarsi improvvisamente senza una sedia su cui poggiare, concede il simbolo che detiene (il garofano del Psi) e che tanto gola fa, al suo conterraneo, il toscanaccio Matteo (senatore semplice Matteo Renzi), divenendone il fedele servitore. 

Nella seconda parte, invece, Riccardino di fronte al rischio di perdere la tanto amata cadrega, decide di concedere i suoi servigi ad un altro padroncino, Giuseppi (megapresidente galattico e gran avvocato del popolo Prof. Giuseppe Conte), specificandogli tuttavia che: “il primo padrone non si scorda mai” e divenendo così: “Riccardino servitor di due padroni”.  

Una storia quindi anche questa intricatissima, ricca di intrighi, sotterfugi ed inganni. Il tutto per l’unico scopo di soddisfare l’interesse del protagonista: tenersi stretta la poltrona!

DI BARTOLO SALVATORE 

Dal modello Ellenico al modello di Impresa“Monti”

Le dichiarazioni del Senatore Mario Monti sulla grave crisi che investe le imprese.

Nell’antica Sparta i neonati erano sottoposti a un esame fisico: se apparivano troppo gracili o avevano qualche problema di salute, venivano abbandonati sul Taigeto e lasciati morire. Se invece erano sani sarebbero diventati guerrieri, forti valorosi e spietati. Leggendo le dichiarazioni del Senatore Monti sulla crisi che colpisce le attività economiche , ho capito che il suo concetto di impresa si rifà all’antica Grecia.

Queste le sue parole: “Diviene perciò importante porsi con urgenza il problema di quanto abbia senso continuare a «ristorare» con debito, cioè a spese degli italiani di domani, le perdite subite a causa del lockdown, quando per molte attività sarebbe meglio che lo Stato favorisse la ristrutturazione o la chiusura, con il necessario accompagnamento sociale, per destinare le risorse ad attività che si svilupperanno, invece che a quelle che purtroppo non avranno un domani“.

La soluzione che propone Monti è semplice: far fallire le partite Iva e la piccola impresa italiana, proprio come i neonati gracili nell’antica Sparta, peccato che qui non contribuiremo alla sopravvivenza della nostra civiltà , ma al contrario alla cancellazione della libera impresa in favore di grandi gruppi esteri e di agglomerati finanziari. Far morire quel tessuto economico “capillare” che ha da sempre caratterizzato la nostra economia dalle altre, e che da sempre fa invidia alle economie mitteleuropee.

L’ideologia Montiana sembra collimare alla perfezione con le politiche di sostegno dei “divani di cittadinanza” e con quelle degli “amici delle banche”, e non sarebbe un sogno, ma piuttosto un incubo, prevedere un posto nel terzo rimpastino Conte, anche per lo “spartano” Monti.

Santi Grillo

Co-fondatore de Il Conservatore.it

Dopo il “mai con il Pd” Di Maio si avventura sul “mai con l’Udc”

Associazione per delinquere semplice, aggravata dal metodo mafioso. È l’accusa della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro nei confronti del segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, dimessosi immediatamente appena venuto a conoscenza dell’inchiesta, seppur dichiarandosi assolutamente estraneo ai fatti.

Le dimissioni di Cesa arrivano poche ore prima che lo stesso segretario Udc, unitamente ad una delegazione di centrodestra, avrebbe dovuto recarsi al Quirinale per un colloquio con il Presidente della Repubblica Mattarella per discutere della crisi di governo. 

Proprio nei giorni scorsi da più parti, tra le attuali forze di governo, si stava tentando di coinvolgere Lorenzo Cesa ed il suo partito ad entrare a far parte della nuova maggioranza per allargare la base parlamentare. Al segretario dell’Udc – che ha sempre smentito un suo appoggio all’esecutivo guidato dal premier Conte – era stata proposta finanche una poltrona da ministro, secondo quanto si apprende da accreditate fonti parlamentari. 

Cosa succederà adesso con l’uscita di scena dell’ormai ex segretario Udc? I “giallorossi” continueranno ad insistere per coinvolgere i parlamentari Udc nell’avventura di governo? 

Dal canto loro, diversi esponenti del mondo pentastellato, tra cui in primis il ministro Di Maio, hanno tempestivamente tenuto a precisare che il Movimento non intende aprire alcun dialogo con soggetti al centro di indagini per reati gravi, ribadendo con fermezza la centralità della “questione morale” per l’universo pentastellato. Mai con l’Udc quindi. 

Un interrogativo a questo punto sorge però spontaneo. Di fronte alla possibilità concreta di far scadere l’ultimatum di Mattarella senza aver trovato il nuovo gruppo di “costruttori” e dover rimettere quindi il mandato di governo nelle mani del Quirinale, il Movimento resterà fermo su questa linea oppure rivaluterà la posizione dell’Udc? 

DI BARTOLO SALVATORE 

Un governo conservatore per l’Italia: intervista a Daniele Capezzone

Daniele Capezzone scrive per il quotidiano La Verità (per cui cura anche la rassegna online #LaVeritaAlleSette) e per il magazine Atlantico. In tv appare come commentatore in alcuni programmi delle reti Mediaset.

Ha lasciato l’arena politica dopo essere stato due volte parlamentare, e dopo aver presieduto la Commissione Attività produttive (2006-2007) e la Commissione Finanze (2013-2015) della Camera dei deputati. Atlantista, liberale classico, detesta il politicamente corretto. Ha pubblicato per Piemme “Likecrazia”. 

Il governo Conte sembra avere una buona dose di conoscenza dei tempi comunicativi tant’è che “il ritorno alla normalità” dopo la conta in Senato ha fatto scendere l’attenzione sull’instabilità del governo. Un tema che però, risulta quanto mai attuale e urgente…

“Quello che mi lascia sgomento è il fatto che governo e maggioranza sembrino aver drammaticamente smarrito ogni contatto con la realtà: solo nel 2020 ci sono state 500mila aziende chiuse, nei prossimi mesi rischiamo uno tsunami di fallimenti e licenziamenti, e invece la discussione politica e mediatica avviene su giochi – peraltro modesti – di politics. Temo non si rendano conto di quanto tutto ciò possa alimentare rabbia e rifiuto della politica da parte dell’Italia reale” 

Secondo Lei quali strade si aprono per il Presidente Mattarella e cosa sarebbe auspicabile alla luce dei possibili risvolti in Parlamento?

“In termini di pura descrizione oggettiva degli scenari possibili, ce ne sono quattro: che il reclutamento di senatori al Senato da parte del governo Conte riesca; che invece l’attuale maggioranza riapra il dialogo con Matteo Renzi; che, con un altro premier, si vada a un governo più largo o addirittura di unità nazionale; e infine, che si vada a uno scioglimento delle Camere con elezioni. Personalmente, ritengo che la strada maestra sia l’ultima, e a mio avviso già la si sarebbe dovuta imboccare a settembre del 2019, anziché dar vita al fallimentare esperimento giallorosso. Come criterio generale, credo sia sempre opportuno, nelle situazioni di crisi politica acuta, evitare che si allarghi il fossato tra l’aritmetica parlamentare e il sentimento del paese. E’ sempre meglio che un governo e una maggioranza abbiano un saldo legame con la volontà dell’opinione pubblica”

Per molti analisti le elezioni anticipate sarebbero una sciagura. In molti temono un governo di centrodestra figlio di un momento difficile per il Paese, condizionato dalla paura del covid e dall’instabilità economica. Perché il centrodestra fa così paura?

“Più ancora del centrodestra, ad alcuni – e da molti anni – fa paura l’elettorato. C’è un’abitudine e un’attitudine di alcuni, e a mio avviso si tratta di un’impostazione sciagurata, a separare kratos e demos, a ritenere che la democrazia sia più “sicura” se gestita da presunti “competenti” scollegati dal consenso popolare. Ecco, io la penso in modo opposto: a maggior ragione in tempi confusi come questi, è sano avvicinare istituzioni e cittadini, non allontanarli”

C’è vita su Marte ma anche nel centrodestra… Giorgia Meloni e Matteo Salvini, sondaggi alla mano, si contendono la leadership del futuro e possibile governo di centrodestra. Può questa “corsa” interna alla coalizione generare fratture e instabilità o è invece un elemento di vigore democratico? 

“Che ci sia competizione è fisiologico. Mi auguro tuttavia che il centrodestra non si faccia contagiare o irretire dal clima neoproporzionalista che l’attuale maggioranza vuole ricreare. E anzi auspicherei che i leader di tutte le forze alternative alla sinistra ragionassero – al di là delle loro differenze di partito – come se fossero già parte di un unico soggetto “repubblicano” (per dirla all’americana) o “conservatore” (se adottiamo il riferimento britannico). Insomma, il centrodestra (e molte cose mi pare vadano in questa direzione, compresa l’udienza al Quirinale chiesta e ottenuta congiuntamente dai tre partiti) farà bene a ragionare come un blocco politico unico, non consentendo a nessuno di farsi disarticolare. Altra cosa è naturalmente il dibattito interno e la gara di idee, cose sempre benvenute”

I valori conservatori possono ancora fare da traino all’azione politica ed eventualmente governativa della squadra del centrodestra? Quali priorità bisogna che si dia la compagine blu per risanare il Paese? Sempre che da qui a 6 mesi si vada al voto… 

“Meno tasse, meno regolamentazione, meno pubblico. E’ questa la carta da giocare per liberare le energie del settore privato, per sottrarre le famiglie e le imprese alla gabbia in cui sono state rinchiuse” 

Un’ultima domanda sui primi giorni di Biden alla Casa Bianca: che idea si è fatto?

“Un preoccupante divario tra le parole e i fatti. A parole, grandi appelli all’unità e alla riconciliazione. Nei fatti, temo, comportamenti volti a ignorare la mezza America che non vota dem. Quanto al piano internazionale, è ancora presto per giudicare: temo però che diversi avversari dell’Occidente contino su una maggiore debolezza di questa amministrazione. Speriamo che questa valutazione sia errata” 

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A cura di Santi Cautela

Il Conservatore è innanzitutto un rivoluzionario

Il Conservatore è un dominio, un blog, una persona, un politico o un intellettuale. Può essere tutto questo insieme.

Non abbiamo la presunzione di avere la risposta e neanche di fare la domanda opportuna ma, in questo spazio, puntiamo a dibattere sulle grandi tematiche del mondo conservatore, dalla vision politica all’eredità storica fino alle issues pensate su questo particolare frame politico.

Essere conservatori oggi vale sia nella vita personale come stile ma può anche essere trasposto su un retro-pensiero di matrice intellettuale, anti-conformista e purista nel genus. In tempi dove tutto è dettato dall’iper-liberismo, qualcosa da conservare si trova ancora. Suona come una domanda ma non lo è. Non somiglia neanche a una risposta. In mezzo, ci siamo noi.

Santi Cautela

Fondatore de Il Conservatore.it