Indignati per gli scudi umani? Eppure Céline ve l’ha spiegata la guerra

Stamane la nuova agorà del web era in rivolta contro Zelens’kyj. La colpa? I suoi soldati avrebbero utilizzato scudi umani per proteggersi dalle offensive schiaccianti dei russi. E quale sarebbe la novità? Perché ciò non ci dovrebbe sorprendere? Perché la guerra tra morti di fame conduce a questo. Null’altro che devastazioni, mattatoi, annichilimenti di intere generazioni.

Non avete mai letto Céline. Vi capisco, i vostri romanzetti da quattro soldi – allegati a Repubblica – comprati al supermercato per atteggiarvi come accademici sono già fin troppo complessi. Figuriamoci qualche pagina del Voyage. Nel cervello di un coglione ci vogliono fin troppi giri affinché un pensiero possa essere elaborato. In questo andirivieni agisce la propaganda.

I russi sono colpevoli di indicibili massacri, robe da fosse di Katyn e non solo. Gli ucraini, invece, assomigliano alle ballerine del Moulin Rouge. Leggendo il suddetto quotidiano romano, la storia potrebbe sembrarvi composta da attori con queste fattezze. Non è così. La guerra è fatta di milioni di tasselli impossibili da recepire nella loro totalità. Che i russi bombardino o che gli ucraini si asserraglino con gli scudi umani, capire quei momenti è, per noi, impossibile.

Scriveva Céline: “Finché il militare non uccide, è come un bambino. Lo diverti facile. Non essendo abituato a pensare, quando uno gli parla è costretto per cercare di capire a decidersi a sforzi opprimenti“. Dal momento in cui si uccide qualcuno nel mezzo del fragore dell’artiglieria non si ritorna più indietro. Scompare il vecchio uomo e ne principia uno nuovo. Ma noi, nelle nostre case accoglienti, non sapremo mai il significato di ciò.

Forse.

Pubblicato da Marco Spada

Specializzato in Scienze storiche presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, del rexismo belga e della figura di Léon Degrelle. Vicedirettore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019, fondatore del blogpolitico “Il Conservatore”, conduttore di “Obbligo di frequenza” sulle frequenze di Radio Milazzo e professore di materie umanistiche nei Licei. Amo la nouvelle cuisine e ho due icone in casa: quelle di Mou e di Moratti.

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