L’inutile frammentarietà dei partiti antisistema

Da qualche anno seguo con grande attenzione ed interesse i programmi e le mosse dei cosiddetti partiti antisistema. Fuori dai grandi numeri e spesso sotto i riflettori come capri espiatori delle malefatte di attori oscuri, questi movimenti e partiti raccolgono una fetta importante dell’elettorato italiano, ma rimangono sempre sotto il 3-5%. Perché?

Anzitutto la loro inutile quanto gigantesca frammentarietà. Troppi galli cedroni pronti a scannarsi l’uno con l’altro pur di primeggiare. Ciò è insito nella natura della maggior parte degli umani, ma in un momento del genere in cui ci si gioca una gigantesca fetta di futuro certe logiche non hanno senso di esistere. Lo stiamo osservando con i sinistri, i quali creano coalizioni di nomi da far spavento all’armata Brancaleone.

Lo stiamo vedendo anche a destra dove entrano ed escono cognomi come se fossimo all’Hotel Sheraton di Milano. Tutto ciò serve per sopravvivere e cercare di ottenere la maggior percentuale per governare nei prossimi – si spera – 5 anni. Invece, all’interno dell’enorme humus politico dei partiti antisistema, si continua a sperare nel miracolo combattendo un esercito moderno con mercenari armati di spade e frecce.

Dalla strana coalizione tra il PCI e Ancora Italia, si passa da una serie di movimenti minori fino ad arrivare ad Italexit. Il partito di Paragone sembra essere l’unico capace di poter combattere i più grandi vista l’esperienza del senatore leader del movimento anti Unione Europea. Ma ciò alla suddetta coalizione non sta bene perché – e qui si aprono e chiudono le solite forbici del complottismo – Paragone sarebbe un elemento calato dall’alto e giù verso altre favole e fiabe.

Nel frattempo il Paese continua a morire sotto la dicotomia tra destra e sinistra. Gli effetti di questo continuo andirivieni da una parte all’altra del Parlamento sono sotto gli occhi di tutti. Basterebbe creare una comunanza di idee e una forte alleanza per poter anche solo impensierire questi colossi che, in fin dei conti, si somigliano parecchio.

I leader dei tre partiti, ovvero Rizzo, Toscano e Paragone, sono profondamente dissimili tra loro e Dio ce ne scansi – cari conservatori – se un giorno dovessimo ritrovarci nuovamente il simbolo con la falce e martello nella scheda elettorale. Purtroppo vi è sempre un problema, ormai definibile ancestrale: la sopravvivenza. Ed essa non è garantita né dalla sinistra del green pass, né dalla destra ultracapitalista.

Pubblicato da Marco Spada

Specializzato in Scienze storiche presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, del rexismo belga e della figura di Léon Degrelle. Vicedirettore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019, fondatore del blogpolitico “Il Conservatore”, conduttore di “Obbligo di frequenza” sulle frequenze di Radio Milazzo e professore di materie umanistiche nei Licei. Amo la nouvelle cuisine e ho due icone in casa: quelle di Mou e di Moratti.

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