Giovane, agricoltore e anche italiano? Scordati i finanziamenti

Nonostante gli sforzi compiuti nel corso delle diverse programmazioni per incentivare l’ingresso dei giovani nel settore primario, secondo l’Istat è ancora limitata la presenza di capi azienda nelle fasce d’età più giovani. Difatti sono solo il 13,4% i titolari di imprese under 44 nel 2020. Un dato in forte calo rispetto a 10 anni fa quando si attestavano intorno al 17%.

Nel 2021 a livello regionale il maggior numero di imprese agricole nate per iniziativa di un giovane si registrano in Puglia (829) e Sicilia (719). Per quanto riguarda la redditività per ettaro, le aziende con a capo un giovane hanno una redditività in più rispetto a quelle condotte da un over 55 (Eurostat).

Ma qual è l’identikit del giovane agricoltore medio italiano? Secondi i dati Crea, il modello di giovane agricoltore appartiene ad una famiglia che ha già un’attività agricola e possiede un’impresa di dimensioni superiori alla media (fattura almeno 80 mila euro contro i 40 mila di altre imprese). Quindi non è proprio per tutti fare agricoltura in Italia se non si ha il danaro…

Stando ai bandi del Psr 2014/2020 per l’insediamento in agricoltura e secondo Coldiretti, le domande presentate sono state oltre 40mila, ma di queste meno di 20 mila sono state ammesse a finanziamento e solo una su tre infine ha ricevuto il pagamento. Insomma con questi numeri alla mano verrebbe da dire che l’agricoltura non è per i giovani.

Viste le poche risorse da utilizzare come garanzia, i giovani agricoltori spesso si imbattono in un sistema creditizio che non garantisce mutui superiori a 20 anni e incontrano non pochi vincoli burocratici, molti dei quali sono anche costretti ad iniziare in affitto o in comodato d’uso.

Quali potrebbero essere le proposte d’intervento per supportare la nuova generazione agricola? In primis servirebbe più dialogo con le banche, le quali hanno sì bisogno di garanzie, ma allo stesso tempo ormai tutte hanno una divisione agricola. Il giovane imprenditore dovrebbe dunque potenziare il proprio investimento in formazione con l’elaborazione di un business plan che supporti l’impresa e quindi la richiesta degli investimenti. Una formazione manageriale sarebbe utile dunque per ogni giovane esperto che vuole immettersi in agricoltura, ma i corsi universitari risalgono ancora ai primi anni 50 del XX secolo.

I giovani hanno ancora troppa difficoltà ad ottenere credito. Gran parte delle responsabilità è anche delle regioni poiché la gestione delle risorse è affidata a loro. Secondo la presidente nazionale di Coldiretti Barbati: “Laddove gli enti sono performanti nel gestire la parte burocratica si riescono ad accorciare i tempi per erogare i finanziamenti e garantire che le risorse arrivino alle nuove progettualità, al contrario dove le regioni sono meno performanti i beneficiari vengono danneggiati: finanziare un progetto che viene presentato 3 anni prima significa sostenere un progetto vecchio, significa non dare futuro a quell’azienda”.

Pubblicato da Mafalda Micale

Specializzanda in Scienze agrarie presso l'Università degli Studi "Mediterranea" di Reggio Calabria, imprenditrice agricola e apicoltrice. Coltivo anche la passione per le politiche agrarie, sulle quali avrò molto da dire e scrivere...

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