Forza Italia: perché i fuoriusciti non avranno un futuro politico

Riposino in pace. Non sono abituato a commentare le decisioni di chi tradisce senza motivi e prospettive politiche, stiamo parlando di esponenti senza seguito né futuro politico”.

Con queste lapidarie dichiarazioni Silvio Berlusconi aveva liquidato qualche giorno fa i fuoriusciti da Forza Italia dopo la mancata fiducia al Governo Draghi. La scelta del Presidente Berlusconi di non partecipare alla votazione per verificare la tenuta del governo non era infatti piaciuta a tutti, a cominciare dai tre ministri forzisti di quello che fu i ‘governo dei migliori’. Hanno così detto addio al partito del Cavaliere i ministri Mariastella Gelmini, Renato Brunetta e Mara Carfagna, e i parlamentari Andrea Cangini, Giusy Versace, Annalisa Baroni e Rossella Sessa.

La prima in ordine di tempo a lasciare Forza Italia era stata Mariastella Gelmini:  “Questa Forza Italia non è il movimento politico in cui ho militato per quasi venticinque anni: non posso restare un minuto di più in questo partito”, aveva immediatamente affermato dopo la caduta dell’esecutivo il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, aggiungendo che “Forza Italia ha definitivamente voltato le spalle agli italiani, alle famiglie, alle imprese, ai ceti produttivi e alla sua storia, e ha ceduto lo scettro a Matteo Salvini”.

“Io non cambio, è Forza Italia che è cambiata”, aveva invece dichiarato, la mattina successiva, Renato Brunetta, che sul suo futuro aveva poi aggiunto: “Mi batterò ora perché la sua cultura, i suoi valori e le sue migliori energie liberali e moderate non vadano perduti e confluiscano in un’unione repubblicana, saldamente ancorata all’euro-atlantismo. Perché dobbiamo contrastare la deriva di un sistema politico privo degli anticorpi per emanciparsi dal populismo e dall’estremismo, piegato a chi lavora per modificare gli equilibri geopolitici, anche indebolendo l’alleanza occidentale a sostegno dell’Ucraina”.

Forza Italia ha poi perso anche Mara Carfagna, l’ultimo ministro che aveva in propria rappresentanza, che ha definito “una scelta di irresponsabilità” quella fatta da Silvio Berlusconi nel sottrarre l’appoggio a Draghi, aggiungendo di essersi battuta per quattro anni nel “partito per difendere la sua collocazione europeista, occidentale e liberale dall’abbraccio del sovranismo” e che “una parte considerevole di Fi la pensava allo stesso modo”, ma “siamo stati sconfitti, più volte, l’ultima in modo bruciante. Di fronte al bivio tra sottomettermi a una visione che non è la mia e rispettare quella in cui ho sempre creduto, non ho avuto dubbi”.

Tutti concordi dunque sul fatto che sia stato un errore, quello del Cavaliere, di non seguire la cosiddetta ‘Agenda Draghi’ per allinearsi alle posizioni della Lega di Matteo Salvini. Per i transfughi forzisti si preannuncia adesso un trasloco verso il Centro, presumibilmente verso Azione di Carlo Calenda (come già peraltro preannunciato da Mariastella Gelmini), che sarebbe pronto ad accogliere a braccia aperte la corrente draghiana di ispirazione centrista proveniente da Forza Italia.  

Ma quanto varrebbe in termini elettorali questa transumanza della pattuglia azzurra verso il partito di Calenda? Rispetto alle settimane precedenti, i sondaggisti hanno registrato una crescita di un punto percentuale di Azione, incremento in linea con il trend già registrato nei periodi precedenti. I rumors di un eventuale adesione degli ex ministri forzisti non hanno dunque ancora fatto evidenziare una crescita di consensi significativa per il partito di Carlo Calenda. In quanto a Forza Italia, invece, stando ai sondaggi effettuati nelle ultime ore, non si registrano particolari oscillazioni verso il basso in termini consensuali, con il partito del Cavaliere che si attesta stabilmente sulle percentuali pre-crisi di governo.

Cambia poco o nulla, dunque, in termini di consenso per gli azzurri, anzi, c’è da scommettere che un ritorno sulla scena del Cavaliere nelle prossime settimane possa determinare una crescita di almeno un paio di punti percentuali per il suo partito. Del tutto diversa è invece la posizione dei fuoriusciti che, al pari dei loro illustri predecessori, potrebbero non godere delle medesime fortune di cui hanno goduto in questi anni nelle nuove formazioni politiche in cui si andranno a collocare. La loro carriera politica è infatti da sempre legata a doppio filo a Forza Italia, i cui consensi sono da ascriversi principalmente alla figura del suo leader. Non è un caso, infatti, che in questi anni nessun ex forzista sia riuscito ad avere una lunga vita politica al di fuori del partito di Silvio Berlusconi. Al contrario, la scelta di affrancarsi dal Cavaliere è sempre risultata politicamente deleteria per chiunque, e non vi è motivo per credere che non sarà così anche per i tre ministri ‘draghiani’.  Angelino Alfano docet. 

SALVATORE DI BARTOLO

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