Cuba, celebrato il 69° anniversario dell’assalto alla caserma Moncada: tra contraddizioni ed provocazioni.

Tra la notte del 26 ed il 27 Luglio 1953 l’evento che diede inizio alla rivoluzione Cubana che rovesciò la dittatura di Fulgencio Batista. Quasi settant’anni dopo il paese vive però una situazione di stasi dovuta soprattutto alla crisi pandemica.

Un lungo discorso del presidente Diàz Canèl ha celebrato “L’anno 64 della Rivoluzione” della nazione Cubana. Migliaia sono scesi in piazza per ricordare il rovesciamento del regime dittatoriale e la scalata al al potere di Fidèl Castro.

Rievocazioni storiche a parte, a L’Avana ancora sentitissime, il momento del paese non è dei migliori: il qualcosa di unico creatosi durante il Castrismo porta strascichi che con l’acutizzarsi della crisi pandemica e post-pandemica delineano un paese in difficoltà: La crisi Turistica, l’aumento del costo delle materie prime, l’inflazione ed il costo sempre più alto dei beni di prima necessità, soprattutto prodotti per l’igiene personale al massimo dal 1980 (Solo lo Zimbabwe fa peggio con un rincaro dell’84%) hanno fatto montare in diverse parti dell’isola proteste per la condotta poco attenta del governo centrale. Proprio pochi giorni fa è arrivata la conferma della Condanna per Otero Alcántara e Castillo Pérez (in arte Osorbo), leader del Movimento di Sant’Isidro, condannati rispettivamente a 5 e 9 anni di carcere, per aver cantato e pubblicato diversi brani, divenuti inni veri e propri contro il regime castrista instaurato da Miguel Diaz-Canel, ma anche per sedizione e responsabilità oggettiva in atti di guerriglia causati dagli iscritti al loro movimento.

Non si ferma poi la fuga dal Paese, con circa 30.000 Cubani che sono partiti nei primi 6 mesi del 2022 cercando fortuna altrove (Soprattutto Messico e Stati Uniti) in quella che sembra una “Fuga autorizzata” come già accaduto sempre nel 1980, con 120.000 Cubani lasciati partire dal governo di Fidèl Castro.

Diàz Canèl però, sordo a qualsiasi protesta, nel suo discorso del 26 Luglio apre addirittura ad una possibile accoglienza di donne Americane nelle strutture ospedaliere cubane garantendo loro il diritto all’aborto (Stoccata nemmeno troppo velata alla presidenza Biden e i contrasti interni sull’interruzione di gravidanza) con agevolazioni mediche e assistenza continua persino in cliniche private. E’ possibile però in un paese dove il numero di medici per 1000 abitanti tende ogni anno a diminuire?

Alla fine delle celebrazioni, in un tripudio di applausi e grida di ¡Hasta la Victoria, Siempre!, rimangono però irrisolti i problemi strutturali di un Socialismo che ha bisogno di rinnovarsi, mai come in questo momento, in cui si sta assistendo ad un paradossale sentimento di “Rivoluzione della rivoluzione” che sottolinea le profonde contraddizioni di un paese che fatica a rimettersi in piedi dopo gli anni di crisi mondiale.

Pubblicato da Patrick Vernuccio

Laureato in Storia e specializzando, unisce la fotografia ad una passione per tutto ciò che riguarda L'Europa dell'Est.

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