Enigmatico Iran

In Iran non volevo neanche andarci, io. 

Tutto è nato da una tariffa promozionale dell’allora compagnia di bandiera che volava a Teheran. Avevo pregiudizi e preoccupazioni, sia perché non ero mai stata in una repubblica islamica sia perché le difficoltà di organizzazione di un viaggio senza apposita agenzia erano oggettivamente importanti.

Non si va in Iran senza canali ufficiali e io stessa, che ho sempre pensato di possedere l’unico talento di saper viaggiare, ho detto a mio marito che no, stavolta non sarei riuscita a concretizzarlo questo viaggio. Mandavo email da troppi giorni e nessuna risposta. Sapevo già che non avrebbero funzionato le carte di credito, e che l’utilizzo di internet sarebbe stato estremamente limitato. Non riuscivo a trovare gli alloggi né capivo come far coincidere i trasferimenti tra una città e l’altra.

Poi, quando ero sul punto di cedere, un ragazzo mi ha risposto, col suo inglese maccheronico. Persino a me a cui non piace l’organizzazione statica e preordinata di un viaggio faceva comodo sapere dove avrei passato le notti, quantomeno. L’ Iran è un paese in cui non si può dormire per strada. Eppure tutto si è sbloccava via via che lo scambio di email tra me e Firuz si infittiva.

Piccoli passi verso il viaggio della vita. Kashan, Qom, Yazd, Isfahan, la stessa Teheran: ognuna merita un approfondimento. Ma questo è un assaggio, di ciò che ho visto e di ciò che mi è rimasto. Un semplice viaggio da visitatore mi impedisce di entrare adesso negli Stati Uniti senza dover chiedere un visto. Chi è stato in Iran, che fa parte di una lista di Paesi che comprende Siria, Libia e altri, necessita infatti di un visto, e non della semplice compilazione online del modello Esta.

Così è.

Eppure rifarei ogni singola cosa. Perché l’Iran è un Paese meraviglioso, con un’architettura stupefacente davanti alla quale non si rimane indifferenti. Perché nonostante le moltissime contraddizioni sociali ha una storia da mille e una notte e non solo per il folclore.

Perché l’umanità che ho incontrato in questo Paese non è facile da replicare.

Questo Paese in cui gli uomini non parlano con le donne e in cui le stesse viaggiano in metropolitana su vagoni a loro riservati e sono obbligate, anche se straniere e quindi non facenti parte della popolazione iraniana soggetta alla giurisdizione della Repubblica islamica, ad indossare il velo, sempre. La gentilezza, l’ospitalità ma anche la curiosità verso lo straniero, i grandi sorrisi, sinceri e spontanei, l’enorme generosità pur nella scarsità dei mezzi di sostentamento non si possono dimenticare.

Solo una giovane ha voluto fare esplicitamente una foto con noi.

Gli altri sono rimasti nascosti. Quando ho visitato il Paese, nel 2017, i ragazzi che abbiamo incontrato ci hanno spiegato che non erano autorizzati ad usare Facebook, né WhatsApp. Io stessa, quando ho avuto lì necessità di consultare un sito internet perché avevo bisogno di conoscere la posologia di un farmaco, ho avuto il blocco del collegamento.

Come in ogni parte del mondo, fatta la legge si trova l’inganno, che non svelerò né per quanto riguarda l’utilizzo dei social né per le transazioni digitali. Spero che la situazione si sia nel frattempo alleggerita ma non credo più di tanto, purtroppo.

Ma questa è un’altra storia, che vi racconterò. Se vorrete. 

Pubblicato da frapitrone

Dopo aver studiato tanto - e concluso molto poco - alla tenera età di 46 anni ho cambiato lavoro ma mantenuto la stessa propensione alla polemica e al senso critico. In direzione contraria al pensiero comune da sempre, sono andata a letto presto in tutti questi anni. Ossessionata dal cinema, il cibo e i viaggi passerei l'esistenza dedita al giardinaggio, possibilmente su un aereo con destinazione Filippine. Invece mi ritrovo in Sicilia, che non smetto di amare e dalla quale ostinatamente non mi distacco. Forse mi deciderò a conseguire la laurea anche in Scienze Politiche. Spero sempre nel futuro migliore, sapendo bene che non arriverà. Piango e rido nel medesimo istante: sono un ossimoro vivente

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