Tutti i grandi partiti appartengono allo straniero

Stamane, durante la mia consueta rassegna stampa, mi sono soffermato su un interessante articolo di Marco Valle su InsideOver (Il Giornale) così titolato: “Perché il Pd è l’eterno partito dello straniero”. Ineccepibile, ma non è certamente l’unico. Le dichiarazioni di La Russa (FDI) riportate dallo stesso Valle nel suo articolo sbugiardano la tesi suddetta: “[Gli americani] hanno registrato la nostra posizione, sempre filo occidentale, filo atlantista, di sostegno all’Ucraina etc…”

Le parole di La Russa hanno lo stesso carattere introduttivo delle filastrocche recitate negli studi televisivi durante la pandemia o all’inizio della guerra da parte dei cosiddetti dissidenti. Ecco perché qualche giorno fa scrivevo che in Italia il “pericolo fascismo” non esiste. Esso rappresenta soltanto l’ingranaggio di una macchina strategica ben oliata da parte della sinistra italiana. Ma si parla di utopie.

Ciò che è reale lo si riscontra nelle suddette parole di La Russa, nei numerosi tentativi della Meloni di tornare indietro sui suoi passi perché spaventata dal tintinnio della catena del padrone americano e dalle casse di risonanza della sinistra che, con la complicità di numerosi quotidiani, di siti e pagine varie sui social, in pochi secondi riuscirebbe a squalificare qualsivoglia tentativo rivoluzionario di Giorgia.

Il pericolo però non sussiste. Un premier in Italia ha la stessa rilevanza di un propretore sotto Cesare. Per risollevare le sorti di questa dannata terra bisognerebbe sovvertirne le leggi. In primis opporre il principio aristocratico della qualità a quello democratico della quantità. A quel punto la genuflessione allo straniero diverrà molto più complessa da richiedere.

Pubblicato da Marco Spada

Specializzato in Scienze storiche presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, del rexismo belga e della figura di Léon Degrelle. Vicedirettore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019, fondatore del blogpolitico “Il Conservatore”, conduttore di “Obbligo di frequenza” sulle frequenze di Radio Milazzo e professore di materie umanistiche nei Licei. Amo la nouvelle cuisine e ho due icone in casa: quelle di Mou e di Moratti.

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