Caduta Governo Draghi: Reddito di cittadinanza grande punto di rottura

Il Reddito di Cittadinanza è una misura importante per ridurre la povertà, ma può essere migliorato per favorire chi ha più bisogno e ridurre gli effetti negativi sul mercato del lavoro”. Così Mario Draghi, ieri, nel corso del suo intervento in Senato aveva cercato di raggiungere una mediazione su uno dei temi che in queste ultime settimane più avevano diviso le forze politiche componenti la maggioranza di governo. Mediazione, in cui l’ex numero della Bce ha evidentemente fallito, soprattutto a causa delle forti resistenze dei Cinque Stelle che sino all’ultimo hanno continuato a difendere a spada tratta il loro provvedimento bandiera. 

Infatti, se da una parte la Lega, tramite le dichiarazioni del Senatore Romeo, aveva espresso la volontà di sostenere il Governo Draghi, a patto che si modificasse il Reddito di Cittadinanza (non un’abolizione quindi, bensì una revisione), dall’altra parte, il Movimento 5 Stelle, attraverso le parole del Senatore Licheri, aveva manifestato l’assoluta indisponibilità del suo partito ad arretrare minimamente sul Reddito di Cittadinanza. 

Lo scontro consumatosi intorno al tema del Reddito di Cittadinanza ha dunque rappresentato un vero e proprio punto di rottura, che ha contribuito ad aprire una voragine politica in cui chi ne ha pagato le conseguenze è stato proprio Mario Draghi, il quale nel discorso pronunciato a Palazzo Madama ha più volte invitato i vari schieramenti a riscostruire quel patto di fiducia su cui era nato un anno e mezzo or sono il suo governo, ma senza ottenere i risultati sperati.

Paradossalmente, lo scontro politico che ha visto scontrarsi Lega e M5S si è registrato proprio su quel provvedimento, il RdC per l’appunto, autentico cardine del ‘Contratto di governo’ siglato da leghisti e grillini nell’ormai lontano 2018 che a suo tempo aveva dato vita al Governo Conte, primo esecutivo di questa XVIII Legislatura ormai giunta al termine. Le posizioni dei due partiti, come osserva l’analista Lucarella, giurista e tra i principali studiosi del contratto di governo gialloverde, sono apparse di “reciproco disconoscimento ideale”, e ciò è valso soprattutto per i pentastellati, che proprio sul Reddito di Cittadinanza hanno costruito le loro fortune elettorali e continuano oggi a fondare la loro esistenza residua. 

Il Reddito di Cittadinanza ha dunque rappresentato l’anello debole di quella catena che ancora teneva unite le eterogenee compagini politiche a sostegno del Governo Draghi. Compagini che adesso, terminata l’esperienza dell’unità nazionale, si apprestano a dare vita ad una campagna elettorale senza esclusione di colpi, che, c’è da scommettere, ancora una volta vedrà il Reddito di Cittadinanza indiscusso protagonista. 

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