A lezione dai maestri: la crisi della democrazia spiegata da Bassani

Nel tabellino dell’arbitro a fine partita risultano soltanto i marcatori e non gli assistman. Eppure dovrebbero comparire entrambi perché il merito del gol va diviso in egual modo. Mentre scrivo queste parole ripenso all’assist di Rui Costa a Shevchenko per il gol contro il Real Madrid in una partita di Coppa Campioni del 26 novembre 2002. Un ricordo sicuramente piacevole per il prof. Bassani. Perché ho deciso di fare questa introduzione sull’incontro avvenuto ieri?

Perché senza l’assist del prof. Caroniti ciò non sarebbe accaduto. Mi assumo la responsabilità di questa dichiarazione e procedo. Caroniti ha avuto la giusta intuizione affinché si ricominciasse a respirare negli ambienti accademici quella ventata di libertà e di libero pensiero che mancano da tempo immemore. Chi meglio di Marco Bassani dunque?

Nel seminterrato della facoltà di Scienze politiche, quasi come i cristiani ai tempi delle persecuzioni, il Professore della Statale di Milano ha principiato in modo lapidario, affermando che ci troviamo davanti ad una: “Gravissima crisi della democrazia”. Niente di nuovo dal fronte occidentale direbbe qualcuno, ma è il percorso tracciato da Bassani che innova e accende il lume della ragione.

Con un rapido accenno alla Constitutio Antoniniana e la constatazione che la cittadinanza concessa a tutti ha rappresentato l’inizio della fine per l’Impero, Bassani ha catapultato gli studenti nel XXI secolo parlando dell’equilibrio ormai saltato della pax americana. Un cammino lungo quasi duemila anni che esprime una netta condanna nei confronti del dispotismo.

L’impostazione di Bassani è puramente liberale e ciò si denota soprattutto dal suo discorso sulla tecnocrazia. L’aneddoto sul profondo mutamento del livello di sicurezza negli aeroporti dopo l’11 settembre è uno dei temi centrali del pensiero liberale italiano, il quale è stato spesso ripreso anche da Porro nelle sue pubblicazioni. Parlando di tecnocrazia, la mente si getta a capofitto nel presente che stiamo vivendo.

Bassani definisce questo periodo come i giorni del “massimo trionfo dello Stato in sé e per sé, l’esaltazione della statualità”, dove un CTS può decidere le abitudini e il modo di vivere di sessanta milioni di persone e il mancato possesso di una tessera può eliminarti dalla vita sociale e lavorativa. E l’ebete euforia con la quale gli italiani tributano i meriti di queste riaperture fantocce al governo ci permette di dare conferma alle parole del Professore: “L’ideologia statale sta vincendo”.

Nell’ideologia statale domina il paradigma dell’obbligo politico. “Cosa può prendere lo Stato da voi?” ci domanda tra un’osservazione e un’altra. “Sangue o soldi” è la risposta. In questo preciso periodo sia il sangue sia i soldi. L’Italia – rammenta Bassani – ha una pressione fiscale del 75%. Roba da mille e una rivoluzione. Ma non in questo martoriato paese (volutamente minuscolo).

“Siamo dunque passati – continua Bassani – da un obbligo politico ad un obbligo fiscale”. D’altronde qual’è il sogno di ogni governatore odierno? Censire ogni transazione finanziaria eliminando il contante, un po’ come Pol Pot e il riso bollito come valuta. La sua lezione si conclude con un ricordo al suo maestro, più volte citato all’interno della discussione, Gianfranco Miglio, sul quale sarebbe più che necessaria un’intervista all’allievo.

Una ventata di libertà che nel mesto mondo accademico urgeva come l’aria.

Se dovessi dire il motivo profondo che mi fa ritenere le aree italiche essenzialmente fottute, così sintetizzerei: “Le popolazioni hanno dimostrato di non avere spirito di resistenza ai governi”. Questo è l’unico concime in grado far crescere la libertà.

Marco Bassani

Pubblicato da Marco Spada

Specializzato in Scienze storiche presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, del rexismo belga e della figura di Léon Degrelle. Vicedirettore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019, fondatore del Think Tank politico “Il Conservatore”, conduttore di “Obbligo di frequenza” sulle frequenze di Radio Milazzo e curatore del progetto filosofico-politico Syllabus. Amo la nouvelle cuisine e ho due icone in casa: quelle di Mou e di Moratti.

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