Il punto sul conflitto in Ucraina

L’avanzata russa continua a incontrare forte opposizione da parte delle truppe ucraine, coadiuvate da numerosi episodi di resistenza da parte della popolazione, sia in forma armata che in termini di proteste civili nei confronti di truppe occupanti. Dopo Melitopol e Bedyansk, non si può non menzionare la caduta di Kherson, la prima città davvero importante – per dimensione – a essere dovuta soccombere.

L’evento è accaduto al termine di una giornata convulsa che aveva visto, concomitantemente almeno tre azioni su Kherson e inefficaci tentativi di eliassalto da parte di truppe russe su Mykolaiv, città che, con i suoi due ponti sull’estuario del Bug Orientale, permetterebbe una rapida avanzata sia su Odessa che su Kiev. A dire il vero, la loro utilizzabilità in caso di una conquista sarebbe stata dubbia: da una parte, essi ci risultano minati; soprattutto, si trovano agli estremi di una città che potrebbe predisporre una continua guerriglia urbana sui fianchi di qualunque formazione (e rispettiva coda logistica) che volesse avvalersene.

Pertanto, truppe russe ci risultano al momento convergere, con un aggiramento di più ampio respiro volto ad evitare Mykolaiv, sulla cittadina di Nova Odessa. Nelle ultime ore, tuttavia, il sindaco di Mykolaiv parla di truppe russe entrate in città. Si parla di un eliassalto supportato da un attacco terrestre effettuato da unità provenienti da Kherson, preceduti da attacchi aerei.

Non si conosce l‘entità di tale attacco, nè l’intenzione, una volta conquistata Mykolaiv, di ripiegare a sud verso Odessa, oppure di continuare la risalita a nord, verso Kiev. È difatti dall’ovest della capitale che riteniamo come il più recente concetto operativo russo mirasse a ricongiungere con il fronte sud la famosa colonna meccanizzata da 60 km di cui si parla da qualche giorno a questa parte.

Questa si sta rivelando un serpentone snodantesi su strade sempre più dissestate sotto il suo stesso peso e in affanno per una logistica che continua a rivelarsi problematica. Ci risulta che, in qualche caso, proprio da Kiev, tenuta sotto continuo fuoco di missili e razzi, siano partiti alcuni contrattacchi che hanno “lavorato sui fianchi” la suddetta colonna meccanizzata.

Sul lato est della capitale, sembra che la colonna che giorni fa aveva bypassato Chernihiv per aggirare la capitale da quel lato stia ora cercando di ricongiungersi con la colonna dipanatasi da Sumi, anch’essa risparmiata, per gli stessi motivi, da un assalto diretto. Sebbene ci risulti che da Sumi gli ucraini tentino di “azzoppare” la coda di questa colonna, i due monconi, se congiunti, potrebbero chiudere in una sacca l’angolo nordest del Paese, prima di tornare a rivolgersi all’accerchiamento della capitale, magari in concomitanza con il famoso “serpentone”, oramai reso più agile dalla pausa operativa, e con le forze provenienti da sud, qualora si “dimentichino” di Odessa.

Questa al momento si trova sotto minaccia da parte di una flottiglia di 8 navi da sbarco russe, che sarebbero alla fonda di fronte alle sue coste. Non è ancora chiaro se esse preludano a uno sbarco (lo ripetiamo ancora una volta: sarebbe il primo in assoluto in questa guerra, a dispetto di imprecisi precedenti resoconti ora relativi a Odessa, ora al Mar d’Azov), o se si tratti di un’operazione psicologica volta a immobilizzare truppe o ad attirarne di ulteriori (che magari avrebbero tentato di riprendersi Kherson).

Ad ogni modo, ci risulta che le spiagge di Odessa siano state minate. Difficile, infine la situzione di Mariupol e delle cittadine vicine. Fra queste ultime ci risultano come completamente distrutte Manghush (ala sua ovest) e Sartana (alla sua est), entrambe tradizionalmente sede di una importante e influente comunità greca. Difatti, Mariupol ospita anche un Consolato greco che, secondo nostre informazioni, nella giornata di ieri è riuscito a negoziare una breve finestra di corridoio umanitario per sgomberare il proprio personale, gente della comunità greca (essa stessa colpita da molte perdite) e un modesto numero di residenti aggregatisi, più il rimanente staff dell’UNHCR.

Non disponiamo di maggiori dettagli in merito, dal momento che la città risulta senz’acqua, luce, e quindi, connessione internet o telefonica. I rari contatti di cui ci avvaliamo avvengono ogniqualvolta qulche struttura pubblica o privata riesce ad azionare i propri generatori. Cosa che non avverrà ancora a lungo, dato che il carburante scarseggia, come anche cibo e medicine (un solo ospedale è ancora in funzione e in procinto di collassare). Sono tutti fattori che renderebbero problematico un ulteriore corridoio di evacuazione umanitaria, il cui tentativo di implementazione comunque invochiamo a gran voce.

Si tenga presente come il disastro di Mariupol abbia sicuramente influenzato la decisione di oggi di molti residenti di abbandonare Kramatorsk, grosso nodo industriale che, benchè non sia stato ancora interessato dai combattimenti, è oramai percepito come a rischio di fare la stessa fine, data la sua relativa vicinanza con territori dell’oramai riconosciuta (dalla Russia) Repubblica Popolare di Donetsk (o DNR).

Da notare che in quella porzione del fronte, su cui insistette la famosa battaglia di Debaltsavo del 2014, forze ucraine, nella giornata di ieri, avrebbero lanciato un attacco che ci risulta sia riuscito in parte a conqustare la cittadina di Horlivka, sotto fermo controllo separatista sin da quell’anno. Inizialmente si era sperato che questa inaspettata azione potesse in qualche modo alleggerire la pressione se non nella comunque non vicina Mariupol, almeno su Volnovaha (altra realtà pressochè completamente circondata da parte di truppe DNR, più che russe).

Invece, pare che in risposta si sia sviluppata una contromanovra che al momento starebbe investendo la ben più vicina Avdiivka, colpita pesantissimamente da salve di BM-27 URAGAN e BM-30 SMERCH, e, forse, anche TOS-1.

Ringraziamo RID (Rivista Italiana Difesa) per la stesura di questo articolo.

Pubblicato da Marco Spada

Specializzato in Scienze storiche presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, del rexismo belga e della figura di Léon Degrelle. Vicedirettore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019, fondatore del Think Tank politico “Il Conservatore”, conduttore di “Obbligo di frequenza” sulle frequenze di Radio Milazzo e curatore del progetto filosofico-politico Syllabus. Amo la nouvelle cuisine e ho due icone in casa: quelle di Mou e di Moratti.

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