Quirinale: la corsa al Colle di Elisabetta Casellati passa dai voti dei ‘dimaiani’

Il centrodestra ha deciso. Nel quinto scrutinio per l’elezione del prossimo Capo dello Stato i voti convergeranno sul Presidente del Senato della Repubblica Maria Elisabetta Alberti Casellati.
Figlia di partigiano, laureata in diritto canonico, avvocato, già membro del CSM, Presidente di Commissione Parlamentare, due volte Sottosegretario di Stato, sei volte eletta Senatore e prima donna Presidente del Senato. La Casellati avrebbe davvero tutte le regola per ambire a diventare anche la prima donna Presidente della Repubblica Italiana.

Nulla da eccepire, dunque, sul profilo istituzionale della seconda carica dello Stato. Il grande interrogativo che incombe sulla votazione odierna è un altro: riuscire ad incassare i 505 consensi necessari per l’elezione. Il centrodestra unito dovrebbe contare su circa 450 voti (nella conta di ieri in cui la coalizione si è astenuta erano 443), franchi tiratori permettendo. Il fronte progressista, per ammissione del segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, ha già chiarito che quello della Casellati non è un profilo gradito. Neppure Matteo Renzi, sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) intenzionato a far convergere i voti dei suoi sull’attuale Presidente del Senato. L’unica opzione che dunque consentirebbe al centrodestra di trovare i numeri necessari a chiudere la partita del Quirinale passa dal Movimento 5Stelle, e nella fattispecie dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Se i grandi elettori su cui può contare Di Maio dovessero infatti scrivere sulla scheda il nome della Casellati, tra poche ore l’Italia avrà il nome del successore di Sergio Mattarella.

Difficile, ma non impossibile. Certo, le ricadute sul governo di un’eventuale elezione di Maria Elisabetta Alberti Casellati non sarebbero indifferenti. Mario Draghi potrebbe comunque restare al timone dell’esecutivo, almeno fino al prossimo mese di ottobre, con l’attuale maggioranza che potrebbe tuttavia venire meno. L’ascesa al Colle della Casellati rischierebbe infatti di sancire, non solo la fuoriuscita dall’esecutivo del Pd (come preannunciato da Enrico Letta), ma anche la definitiva disgregazione del M5S, che andrebbe quindi incontro ad un’inevitabile scissione.

SALVATORE DI BARTOLO

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