L’Europa balla sull’orlo di un vulcano

Ritornano a soffiare i venti di guerra sul nostro continente. Vent’anni fa si è acquietato lo Schiavo alimentato dalle gesta belliche di Milosevic e Kučan, da un decennio si è ridestato l’Africo dopo le primavere arabe e gli Alisei atlantici continuano a muovere le nostre vele. Nei tempi in cui l’ideologia thunberghiana detta le politiche economiche degli stati europei, il rinfocolare delle correnti gelide di un possibile conflitto rappresenterebbe un colpo devastante per il nostro paese.

La longa manus statunitense, da sempre impegnata a raccattare il più possibile dagli stati sovrani distanti dall’ideologia NATO con il tipico metodo della “democrazia esportata”, si sta preparando a posarsi sul paese più importante della tradizione storica russa. D’altronde l’attuale Russia affonda le sue radici nella celebre Rus’ di Kiev, un elemento spesso rivendicato in questi otto anni trascorsi dal colpo di stato durante la guerra civile in Ucraina fomentato dall’Occidente a trazione atlantista.

D’altronde l’attuale presidente Zelenskij – al pari di Porošenko – si è sempre dichiarato a favore della NATO e tendenzialmente contrario alla cultura russa. Insomma, un nemico in “casa” per il Cremlino che ha anche finanziato con un milione di hryvnias l’esercito ucraino. All’interno di questo bailamme tra le parti, gli Stati Uniti – sebbene più defilati rispetto agli altri appuntamenti storici – ne vorrebbero approfittare, ma qual è il destino in serbo per l’Italia se la guerra dovesse scoppiare?

Innanzitutto bisogna enumerare le percentuali del gas che utilizziamo e che esportiamo dalla Russia: il 40% proviene dal paese di Putin e l’80% passa proprio dall’Ucraina. I prezzi salirebbero alle stelle, come se non lo fossero già a causa della domanda cinese, e si rischierebbe un vero e proprio blocco. Nel frattempo per ottemperare agli eventuali rischi, gli Usa e il Qatar stanno contrattando per assicurare le forniture necessarie.

L’Italia dipende per il 40% dal gas russo, il quale arriva tramite il TAG (Trans Austria Gas Pipeline) che termina la sua corsa a Tarvisio, in Friuli. Le scorte a nostra disposizione sono ingenti e ci permetterebbero di passare tranquillamente l’inverno, ma non saremo più coperti per la primavera. Dunque bisognerebbe rivolgersi ai paesi del vento Africo, ma da quando Gheddafi è stato ucciso non siamo più visti di buon occhio.

Inoltre l’embargo del settore agroalimentare creerebbe numerosi problemi ad uno dei settori più importanti del nostro commercio. Gli scambi sono ridotti all’osso già da tempo, ma l’apertura della Russia agli scambi con la Turchia ci assesterebbe un colpo difficile da mandare giù. Altresì è indimenticabile la voglia delle signore russe di vestirsi con i migliori tessuti made in Italy. Purtroppo per entrambi le esportazioni sono scese di oltre un terzo rispetto ai dieci miliardi di euro del 2015.

Non è soltanto un problema economico. In Italia abbiamo oltre trentacinque ordigni nucleari B61 di proprietà statunitense dislocati tra Aviano (Pordenone) e Ghedi (Brescia). Una presenza certamente inquietante che potrebbe garantirci un posto tra i principali nemici del revanscismo russo.

Il tema pandemico ha anche evidenziato la volontà di Putin di non volersi piegare agli interessi delle Big Pharma occidentali, difatti ha prodotto un suo vaccino: lo Sputnik, il quale non essendo riconosciuto dall’UE ha creato numerosi problemi per i lavoratori stagionali in trasferta sul nostro territorio.

Dall’altro lato Biden sta mantenendo le promesse nascoste di tutti i guerrafondai Dem americani. Suo figlio – secondo il libro di Glauco Maggi “Il guerriero Solitario – Trump e la Mission Impossible”, avrebbe percepito per un quinquennio (2014-2019) ben 83.000 dollari al mese come membro del CdA dell’azienda petrolifera ucraina Burisma. Hunter venne assunto soltanto perché figlio di Joe, ai tempi vicepresidente di Obama.

Pubblicato da Marco Spada

Specializzato in Scienze storiche presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, del rexismo belga e della figura di Léon Degrelle. Vicedirettore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019, fondatore del Think Tank politico “Il Conservatore”, conduttore di “Obbligo di frequenza” sulle frequenze di Radio Milazzo e curatore del progetto filosofico-politico Syllabus. Amo la nouvelle cuisine e ho due icone in casa: quelle di Mou e di Moratti.

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