Giordano e Del Debbio sospesi per 50 giorni: la fragorosa vittoria di Monti nel silenzio istituzionale

Qual è il trait d’union tra Mario Monti e una rete televisiva privata? Semplice: la narrazione di regime che giova agli interessi di entrambi. Mediaset ha sospeso la messa in onda per un mese e mezzo di “Fuori dal coro” e “Dritto e rovescio“. Mario Giordano e Paolo Del Debbio saluteranno il pubblico di Rete 4 rispettivamente il 7 e il 9 dicembre per tornare sulle reti del Biscione solo a fine gennaio, precisamente il 25 e il 27 gennaio 2022.

Uno stop casuale? Assolutamente no, la casualità la lasciamo agli ingenui. I due titoli giornalistici non potranno seguire l’evoluzione e le contraddizioni del Super Green Pass e non potranno commentare la fase di avvicinamento all’elezione del nuovo Capo dello Stato. La loro “colpa”? Quella di aver permesso un confronto democratico nei loro studi senza soffiare sul fuoco – già di per sé divampante – dei favorevoli alla vaccinazione e alle misure restrittive per chi ha deciso di non sottoporsi all’inoculazione.

Difatti basterebbe fare un confronto con “Zona Bianca“, il talk di Giuseppe Brindisi dove soffia soltanto il vento dei filogovernativi, che resterà in onda sempre senza saltare neanche una puntata. Insieme a Giordano e a Del Debbio si uniranno Nicola Porro, Veronica Gentili, Gianluigi Nuzzi e Alessandra Visero, ma soltanto per una decina di giorni in meno.

Non sorprende questa lunga sospensione. Infatti pochi giorni fa il senatore a vita Monti, già tecnico, anche lui, già SuperMario, anche lui, ha buttato giù l’asso che ha cambiato la partita: “Bisogna trovare modalità di somministrazione meno democratiche dell’informazione“. Poco sorprendentemente dallo studio di La7 non si sono elevati cori di unanime sdegno nei confronti della dichiarazione totalitaria. “Discorso interessante, da approfondire” hanno recitato all’unisono Parenzo e Concita. Figuriamoci. Da loro non possiamo di certo aspettarci chissà quale moto d’orgoglio professionale.

Non possiamo nemmeno aspettarci qualcosa da quegli omertosi e puttaneschi intellettuali di sinistra. Ancor peggio sarebbe chiedere all’Ordine dei giornalisti o alle associazioni “per la libera stampa” di smuovere le acque già torbide. Cosa possiamo aspettarci da un sistema che spinge ogni dì per 23 ore e 59 minuti la stessa narrazione di regime? Come suggerisce Max Del Papa sul sito nicolaporro.it, dobbiamo chiederci piuttosto che ne è delle istituzioni democratiche.

Dov’è il Presidente della Repubblica di fronte ad una dichiarazione così eversiva di un ex premier? O il Presidente del Consiglio? O il Presidente della Corte costituzionale? Nulla, sono scomparsi anche loro, inghiottiti da un silenzio funereo di un Paese che sta respirando i suoi ultimi aneliti di dolore. Lo Stato democratico, la politica democratica concorde nell’avallare, in forma di silenzio-assenso, la aperta teorizzazione della dittatura con la sparuta eccezione di Giorgia Meloni, in fama di fascista, a difendere la decenza: “Avvertitelo che viviamo in democrazia”. Ma forse si sbaglia lei.

D’altronde cosa possiamo aspettarci da un premier che considera i non vaccinati come degli untermenschen? (dal ted. sub-umano, parola derivante dall’ideologia nazionalsocialista) O che ha recentemente annunciato la militarizzazione di un Paese? L’italiano purtroppo è allergico al senso di responsabilità ed è abituato al provvidenzialismo dell’uomo forte da scarica della bisogna, opportunisti nella loro anarchia intruppata, non inclini a ribellarsi, a reagire.

Pongo un’ultima domanda ai lettori prima di dileguarmi: dove sono finiti i manifestanti “contro tutti i fascismi” dopo la dichiarazione dal sapore golpista di Monti? La dichiarazione del senatore a vita non è stata di certo casuale, sapeva infatti di trovare ampio riscontro e ha giocato la cartarompighiaccio” per incanalare la partita verso la volontà del sistema.

Pubblicato da Marco Spada

Specializzato in Scienze storiche presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, del rexismo belga e della figura di Léon Degrelle. Vicedirettore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019, fondatore del Think Tank politico “Il Conservatore”, conduttore di “Obbligo di frequenza” sulle frequenze di Radio Milazzo e curatore del progetto filosofico-politico Syllabus. Amo la nouvelle cuisine e ho due icone in casa: quelle di Mou e di Moratti.

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