Tra il Muro di Berlino e la propaganda sanitaria

Il 13 agosto 1961 il governo comunista di Berlino Est erige proprio nell’odierna capitale un muro per impedire la continua emorragia di persone in fuga verso ovest. Senza computare i tantissimi che già lo avevano fatto fuggendo davanti all’avanzata sovietica, dal 1949 al 1961 passarono da est ad ovest oltre due milioni e mezzo di tedeschi. Solo nel primo semestre del 1961 furono centotrentamila, ovvero ottocento al giorno.

I comunisti allora eressero il muro “antifascista” per proteggere l’est dalle minacce fasciste…

Sigillato il muro della vergogna, una strategia comunista per il sovvertimento dell’intera Germania si attivò con scientifico zelo. La DDR affidò praticamente per intero la direzione dei suoi apparati alle cellule degli ambienti comunisti che erano stati della Luxembourg e prossimi a Trotsky. 

La Stasi venne suddivisa in due tronconi, l’HA (controspionaggio interno) guidata dallo stalinista Erich Mielke e l’HVA (destabilizzazione esterna) che era capeggiata da Markus Wolf, amico personale di Henry Kissinger, inserito saldamente negli ambienti trozkisti, operaisti, insurrezionalisti, attivi sia all’ovest che nel Terzo Mondo con notevoli connivenze e coperture nelle strutture dell’Onu.

Wolf e l’HVA della Stasi operarono praticamente al cuore del terrorismo e del sovversivismo mondiale, spesso a braccetto con il Mossad, e con oggettive convergenze da parte americana ed inglese, ancor più che sovietica, che pur non mancò.

Soltanto 28 anni dopo il Muro cadde e Berlino potè finalmente riunirsi. In quasi tre decenni le storie che avvennero e che ancora oggi devono essere scoperte o vengono volutamente dimenticate sono migliaia. Ezio Mauro con il suo ultimo libro “Lo scrittore senza nome” ci racconta di Julij Daniel’, uno scrittore dichiarato colpevole da un tribunale sovietico per aver pubblicato all’estero sotto pseudonimo delle opere antisovietiche. Rimasero per un anno in aula agli arresti per poi essere inviati in un gulag. Condannato ai lavori forzati, venne successivamente estraniato a vita.

Un libro audace, da leggere, ma che ancora non riesce a fare quel piccolo passo in avanti per denunciare in maniera netta il comunismo. Nella quarta di copertina del libro di Mauro non compare mai la parola comunismo, “saggiamente” sostituita da formule come “regime sovietico” o “potere sovietico”. La sinistra italiana continua a non voler fare i conti con il suo passato che sa ancora di presente.

All’inizio del libro Daniel’ si presenta davanti agli agenti del Kgb e chiede quando finiranno di perseguitarlo: “Fino a quando durerà tutto questo?”. Risposta: “Tocca a lei dimostrare di aver capito cos’è giusto e cos’è sbagliato. Mentre ci pensa, le ricordo che dovrà seguire alcune regole molto semplici: alle dieci di sera deve essere a casa, non può uscire dalla città senza permesso. Non può andare al ristorante, a teatro, al cinema, a riunioni letterarie o raduni politici”.

Queste parole non vi fanno pensare alla situazione che stiamo vivendo da due anni? Di certo non vi sono i gulag, le fucilazioni e il Kgb. Ma vi sono certi tratti culturali e certi modi di esercitare il potere, a lungo praticati dai comunisti italiani sull’esempio sovietico, che oggi si ripresentano nei talebani del vaccino. Il disprezzo verso il dissenso è il medesimo.

Il cittadino inerme è responsabile delle restrizioni a tempo indeterminato. Su tutti i giornali si leggono le stesse formule e sempre le stesse menzogne utili a rafforzare la traballante narrazione istituzionale. C’è chi vorrebbe valutare un lockdown per i no vax. Il mondo progressista non ha mai elaborato fino in fondo il passato comunista. Si continua ad assumere un atteggiamento antico e terribile, di superiorità antropologica, di odio per il diverso.

Il comunismo sovietico è fortunatamente morto, ma i suoi discepoli continuano ad imperare con metodi analoghi in situazioni differenti. Oggi in Italia si festeggia il “Giorno della libertà”, ma da celebrare c’è ben poco in un paese che balla sull’orlo di un vulcano.

Pubblicato da Marco Spada

Dottore in Lettere (curr. Storico) e specializzando in "Scienze storiche" presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, della correlazione tra società e dittature novecentesche. Caporedattore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019 e collaboratore giornalista del mensile "Cultura Identità". Tradizionalista di stampo evoliano, interista di stampo morattiano.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: