“Comprimere la libertà di manifestare”: a Trieste vietate le manifestazioni, inizia l’ascesa del governo militare

L’instaurazione di un governo di tipo militare è ormai alle porte. Il prefetto di Trieste non ha avuto alcun remore a pronunciare la frase: “Dobbiamo comprimere la libertà di manifestare“. Parole gravissime, inaccettabili per un paese occidentale. Trieste è la città simbolo della protesta dei portuali che hanno irradiato a tutta l’Italia la loro volontà di combattere il regime sanitocratico.

Non è dunque un caso questa scelta così mirata. Inoltre il porto di Trieste è uno snodo commerciale fondamentale per i compari di merende del Draghistan, ovvero cinesi e tedeschi. Dunque sarebbe stato impossibile continuare a mantenere un clima di tensione così elevato in un porto così rilevante. La scelta più saggia sarebbe stata quella di tornare indietro sul lasciapassare dal gusto sovietico.

Non è andata così, anzi, è accaduto l’esatto contrario. È stato cancellato anche l’articolo 17 della Costituzione, la quale è ormai divenuta carta straccia, che così recita:

“I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.

Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.

Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.”

Su cosa ha fatto leva il prefetto per vietare le manifestazioni? Sulla risalita dei contagi, ovviamente, ma si tratta soltanto di una bubbola propagandistica. Secondo un raggelante servizio del Tg1 capace di far impallidire anche i fanatici della Pravda:

Prima i cortei contro il green pass e adesso l’impennata dei contagi. Trieste rischia di tornare in zona gialla. È il focolaio più importante del Friuli Venezia Giulia. Colpa degli assembramenti dei giorni scorsi, che la polizia ha dovuto addirittura disperdere con gli idranti. Gli ospedali sono in difficoltà per il gran numero di persone che si sono ammalate di Covid e si sono presentate nei pronto soccorso con i sintomi della polmonite. I letti sono tornati a riempirsi e i reparti dedicati ai positivi e al coronavirus sono saturi”.

La realtà non è assolutamente questa e ce lo dicono i numeri: il 30 ottobre del 2020 in Friuli Venezia Giulia si registravano 505 contagi – con 6.107 tamponi eseguiti -, 7 decessi, 35 terapie intensive occupate e 161 pazienti Covid ricoverati in altri reparti, oggi si contano 249 positivi – con ben 23.036 tamponi fatti -, 3 morti, 12 terapie intensive impegnate e 63 pazienti Covid ricoverati con sintomi. Eppure, a sentire la giornalista che ha confezionato il pezzo, la situazione ospedaliera della regione governata dal leghista Fedriga sarebbe prossima al collasso.

Chi protesta contro il Green Pass è un nemico del popolo che fa risalire la curva del contagio e spedisce all’inferno centinaia di cittadini inermi a causa della sua scelleratezza. Il messaggio diffuso dalla Rai è praticamente questo. Si usa l’indicativo, come nei regimi, e si prosegue sulla falsa riga del capro espiatorio. Neanche una parola sui manifestanti riunitisi (giustamente, poiché è un diritto sancito dalla Costituzione!) a Milano per protestare contro la decisione del Senato sul Ddl Zan.

Vette del bipensiero orwelliano, metodi da regime, compressione netta delle nostre libertà. A chi starnazza affermando: “In nessuna dittatura vi avrebbero permesso di manifestare così”, ecco arrivato il contentino. Stiamo vivendo l’ora più disperata che il nostro Paese abbia mai affrontato in 76 anni. Chi decide di protestare contro il lasciapassare governativo viene ridotto al rango di disertore.

Il sindaco Dipiazza della città triestina ha recentemente dichiarato che: “La pazienza è finita. Se questa è una guerra, c’è chi in guerra ha paura, scappa, fugge dai combattimenti e viene fucilato per diserzione. Qui non fuciliamo nessuno, ma le limitazioni dovranno gravare soltanto su chi ha deciso di non vaccinarsi”.

In un Paese in cui si utilizza un vocabolario da guerra, vi è una tensione sociale altissima e le armi per combattere il conflitto sono in mano ad un militare; dove potrà mai finire? Il governo militare è alle porte, ma non bisogna certamente mollare la lotta adesso. Arriveranno nuove e ben più pesanti compressioni delle nostre libertà, ma non l’avranno vinta. La plutocrazia, dopo l’ultima mossa odierna, ha vita breve.

Pubblicato da Marco Spada

Dottore in Lettere (curr. Storico) e specializzando in "Scienze storiche" presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, della correlazione tra società e dittature novecentesche. Caporedattore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019 e collaboratore giornalista del mensile "Cultura Identità". Tradizionalista di stampo evoliano, interista di stampo morattiano.

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