Ddl Zan: ecco gli errori da correggere nella strategia del centrodestra

In Senato il centrodestra si è aggiudicato la votazione sul Ddl Zan, ma la partita sul tema discriminazioni è tutt’altro che chiusa, per cui attenzione a non cadere nelle trappole della sinistra o, ancora peggio, a gettarsi da soli la zappa sui piedi. La questione è infatti ancora aperta e sono molto gli spigoli in cui, senza la dovuta attenzione, si rischia di andare a sbattere.

Il primo errore in cui il centrodestra potrebbe incorrere è quello di farsi affibbiare con fin troppa facilità l’etichetta di omofobi. In questo senso, a sinistra sono partiti sin da subito i primi tentativi di adagiare sulle spalle dei contrari al disegno di legge Zan la casacca di retrogradi e intolleranti. Una trappola, quella orchestrata dal mondo progressista, in cui in questi mesi troppo spesso i rappresentanti del centrodestra sono incappati. 


Altro errore da evitare è lasciare la palla in mano al Partito Democratico sul tema discriminazioni. Bisognerebbe infatti superare l’idea secondo la quale solo a sinistra ci si può occupare di determinate tematiche. Sbagliatissimo! Il mondo Lgbt rappresenta una fetta importante della società per cui il centrodestra gli riconosca lo spazio che merita. Aprire un dialogo costruttivo e farsi promotore delle istanze Lgbt non può e non deve essere un’esclusiva della sinistra. 


Un ultimo errore, probabilmente il più grande, che il centrodestra pagherà a caro prezzo, ed in parte sta già pagando, è l’aver lasciato l’egemonia social in mano ai progressisti. Nelle ultime ore si è infatti assistito ad un’autentica sollevazione social di decine di migliaia di giovani in tutto il paese che, probabilmente per la prima volta, hanno assunto una chiara posizione politica e condannato il blocco del Ddl Zan. La propaganda social degli ultimi mesi portata avanti da seguitissimi influencer ha fatto sì che molti giovani si facessero una determinata idea sul tema e si schierassero apertamente in favore della legge Zan. Il centrodestra comprenda che i millenial non leggono i giornali e non guardano la televisione. Le migliaia di informazioni che ogni giorno ricevono provengono quasi esclusivamente dai social. Se si vuole davvero contrastare l’egemonia progressista e diffondere una cultura alternativa al politicamente corretto non si può non passare dai social network. 

SALVATORE DI BARTOLO

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