Addio Alitalia, con te se ne parte un altro pezzo di sovranità

Erano le 14:30 di un assolato lunedì di luglio, all’aeroporto di Bari centinaia di famiglie partivano per le mete più disparate e il freddo glaciale del terminal per poco non mi causò un brutto raffreddore. Stavo ritornando a casa il giorno dopo dal termine della splendida kermesse “La Ripartenza” organizzata da Nicola Porro al Petruzzelli.

Proprio in quell’occasione ho avuto il piacere di incontrare Fabio Lazzerini, l’amministratore delegato di una start up (!!) dei cieli: la nuova ITA. Sembrava di assistere ad uno di quei sogni talmente turbolenti da volerli riavvolgere per capirci qualcosa in più, magari per un’eventuale premonizione.

Ero – e lo sono ancora oggi – scettico sull’avvenire di una start up in mezzo ai giganti dell’aeronautica civile: Lufthansa, Air France e “European Union Airlines“, ovvero la peggiore di tutte. Sappiamo benissimo come Alitalia per decenni sia stata la mangiatoia dei partiti, la quintessenza di una politica clientelare, un pastificio che andava dall’ultimo usciere al top manager; volendo citare Marco Gervasoni.

Culmine dell’ipocrisia, due giorni fa al suo funerale c’erano tutti. Come mai? Perché proprio quarantotto ore fa abbiamo perso un grosso pezzo di italianità e una fetta enorme di sovranità. Ritorno, ma soltanto per un momento, all’aeroporto di Bari-Palese per finire la chiosa elogiativa. Quando vidi la coda tricolore di Alitalia ebbi un sobbalzo.

Subito decisi di scrivere un post per esaltarne la bellezza, ma subito mi bloccarono dicendomi: “Eh, ma qui ci colpa Tizio“, “Che spreco di denaro” ecc.
Diamine, pensai, com’è possibile che l’italiano non riesce a vedere oltre il suo naso? Noi che siamo gli esteti per eccellenza, i più grandi adoratori della bellezza! Alitalia è stata la compagnia più bella del mondo per decenni per tanti motivi: le linee degli aerei, i colori e le forme degli interni e delle divise, le hostess.

Purtroppo Alitalia non ha retto la sfida contro la globalizzazione. Anch’io in quell’assolato pomeriggio barese ho deciso di volare con una multinazionale a prezzi irrisori pur di ritornare in Sicilia. Ho trasportato le mie carni come farebbe un bue durante la transumanza, piuttosto che un viaggiatore nel bel mezzo di una trasvolata.

Purtroppo le mie finanze non mi avrebbero mai permesso l’eleganza e il comfort di Alitalia. Con essa se ne va un pezzo di sovranità perché possedere una compagnia di bandiera è fondamentale, soprattutto per noi che abbiamo il turismo al posto del petrolio. Non controlliamo più i cieli e il funerale di Alitalia ha sancito la vittoria dei rapidi bimotore Ryan e Easy.

Chi ha seppellito Alitalia? Facciamo nomi e cognomi, un po’ come affermò il protagonista di ambedue codeste situazioni quando utilizzò le reti unificate per attaccare l’opposizione: Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri. Quest’ultimo, purtroppo, è appena stato eletto nuovo sindaco di Roma. Che disgrazia per l’Urbe. Che momento atroce per l’Italia.

Adesso tocca a ITA. Lazzerini avrà l’arduo compito di combattere i von Richthofen della Lufthansa e i Roland Garros della Air France. Ce la farà questa creazione grillo-comunista a solcare i cieli d’Europa? Qualche dubbio c’è, soprattutto da chi pensa ancora alla Aermacchi e ancora non ha riposato gli occhi ricolmi di lacrime per un altro pezzo di storia italiana che se ne va.

Pubblicato da Marco Spada

Dottore in Lettere (curr. Storico) e specializzando in "Scienze storiche" presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, della correlazione tra società e dittature novecentesche. Caporedattore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019 e collaboratore giornalista del mensile "Cultura Identità". Tradizionalista di stampo evoliano, interista di stampo morattiano.

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