Le fiamme della ribellione divampano lungo lo Stivale

L’Italia s’è desta! Centinaia di migliaia di persone si sono ritrovate nelle piazze di tutta Italia per continuare a manifestare il loro dissenso nei confronti dei provvedimenti dragoniani. L’eroico discorso del vicequestore Schilirò in piazza San Giovanni a Roma ha risvegliato dal torpore numerose categorie di lavoratori ormai stanchi di essere vessati dalle nuove politiche terapeutiche ordite dai palazzi del potere.

Con il suo coraggio, il vicequestore di origini catanesi ha lanciato il guanto di sfida ai farraginosi apparati burocratici del Viminale. Lo scranno occupato dal ministro Lamorgese trema sotto i colpi della ribellione. In un’Italia disastrata dai continui sbarchi di migranti, da feste abusive e violenze quotidiane nei confronti dei cittadini; il Viminale ha deciso di concentrare le sue forze esclusivamente sul caso del vicequestore.

Schilirò rischia la sanzione disciplinare e addirittura il licenziamento. Se ciò dovesse accadere, si paleserebbe davanti ai nostri occhi la definitiva vittoria della tecnica biopolitica contro il logos, dunque l’umanità. Per la prima volta in questo bailamme terapeutico, il conflitto trasmuta verticalmente. È la lotta di una donna libera contro un governo di inetti.

Quando ha preso la parola sul palco di piazza San Giovanni, l’agente era consapevole della sua scelta di intervenire contro la repressione in atto. Avrebbe dovuto pensare alla carriera? No. Vi è in gioco molto, molto di più. Difatti Schilirò ha beatamente ignorato i suggerimenti delle amiche e dei suoi parenti. Con atteggiamento indomito ha afferrato il microfono perché “chi la pensa diversamente dal pensiero dominante ha il diritto di esprimersi, anche se veste una divisa”.

Perché “la Costituzione difende le minoranze”. Perché a volte “bisogna fare ciò che è giusto” e non “cioè che conviene”. L’ha fatto perché, corretto o sbagliato che sia, crede in ciò che professa anche se va “contro i miei interessi”. Crede che il green pass sia una “tessera della discriminazione”. Ritiene un errore “limitare il diritto al lavoro, alla libertà e alla vita sociale del cittadino”.

Ed è convinta che “il lasciapassare verde” sia “incompatibile con la nostra Costituzione”: “Nessun diritto può essere subordinato al possesso di un certificato”.
La Marianna di Delacroix si è materializzata nell’Urbe. Al tempo stesso, migliaia di “lupi di strada” solcano l’asfalto con andatura lenta unendosi alle proteste nelle piazze. La logistica è una belva titanica, ma fiacca. Gli effetti si vedranno nel tempo.

Intanto in tutte le piazze divampa la ribellione. Da Messina a Torino, una direttrice solca lo Stivale ed unisce milioni di persone. Nessuno potrà tirarsi indietro, la posta in gioco è troppo alta. In molti lo hanno già dichiarato senza remore: preferiamo l’indigenza al compromesso. Chi vi scrive si aggrega ad essi. Troppi uomini sono vili? Ma, accanto a coloro la cui viltà è una bestemmia alla vita, vi sono tutti coloro – li si scorga o meno – i quali salvano il mondo e l’onore del vivere.

È l’ora di tornare ad essere realmente conservatori. Amanti del proprio paese, fedeli soltanto alla bandiera e al popolo che la rappresenta.

Pubblicato da Marco Spada

Dottore in Lettere (curr. Storico) e specializzando in "Scienze storiche" presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, della correlazione tra società e dittature novecentesche. Caporedattore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019 e collaboratore giornalista del mensile "Cultura Identità". Tradizionalista di stampo evoliano, interista di stampo morattiano.

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