Gli USA e le sue colonie celebrano il 20° anniversario con la coda tra le gambe

Il declino dell’unipolarismo statunitense ha avuto inizio esattamente vent’anni fa con l’attacco alle Torri Gemelle. Dodici anni di dominio incontrastato dopo il crollo del Muro sono svaniti in pochi attimi sotto la sferza di un vento orientale. Eppure il Pentagono avrebbe dovuto prevedere – o lo aveva già fatto – l’arrivo di questa burrasca dai territori più martoriati della storia in termini di guerra. Non a caso l’attacco era mirato al fulcro dell’economia capitalista rappresentato dal World trade center.

È necessario considerare questo evento come uno spartiacque della storia. Dall’undici settembre del 2001 in poi, l’ascesa della Cina in Asia nonché sul mercato globale è stata praticamente inarrestabile. I primi sintomi di intolleranza dell’America Latina nei confronti della spada di Damocle statunitense e l’ascesa di Putin in Russia hanno costituito la fine di un’egemonia durata dodici anni. L’attacco alle Torri Gemelle ha rappresentato una sorta di sfero empedoclideo dal quale presero origine il bisogno di riaffermazione americana in tutto il globo.

L’articolo odierno di Corrado Ocone pubblicato sul sito nicolaporro.it ci restituisce una visione dei fatti prettamente atlantista, ma molto lucida in quasi tutti i suoi frangenti. Il disaccordo si basa sulla congiunzione “11 settembre” e “declino dell’Occidente”. La fine dell’Occidente – secondo la nostra visione europea – dovrebbe essere spostata un po’ più indietro rispetto alla consuetudine odierna.

È al 2 febbraio del 1943 che dovrebbe essere ricondotta, ovvero al termine della battaglia di Stalingrado. Tornando alla contemporaneità, l’attacco dell’undici settembre ci permise di scoprire una verità nascosta che già in molti avevano svelato: l’Occidente, specialmente dopo la caduta del Muro, null’altro era se non un gigante con i piedi di argilla. Lo stesso titano oggi è in ginocchio e in piena agonia.

Citando Ocone: “Il modo in cui stiamo affrontando l’emergenza Covid, alla ricerca di un impossibile “rischio zero”, è l’ultima manifestazione in ordine di tempo di quella crisi iniziata allora. Il terrorista non ha paura di morire e noi sì, e con questo abbiamo detto tutto. D’altronde, se “solo un Dio potrà salvarci”, questo Dio non possiamo crearcelo a tavolino. Le fedi, quelle trascendenti e le altre secolari, sono sparite dal nostro mondo, da quello che è diventato un “deserto spirituale”. 

L’Occidente è talmente fiacco e ingarbugliato nei suoi falsi ideali di progresso che si è ritrovato con la coda tra le gambe e una ritirata da dover gestire alla meno peggio. Si pensava che l’esportazione della democrazia fosse la panacea per tutti i mali della zona asiatica. Per i neocon come per i liberal non è l’islamismo il problema, è il fanatismo.

Tanto è vero che i governi repubblicani di Bush aprirono ancora di più le maglie alla immigrazione, anche quella proveniente da paesi islamici. In quel periodo solo Joseph Ratzinger, diventato pontefice Benedetto XVI, colse l’essenza della questione nel discorso di Ratisbona. Vent’anni dopo, il processo di islamizzazione delle società occidentali, paventato da Oriana Fallaci, si è addirittura accelerato, in ragione di politiche immigratorie scellerate ma soprattutto della perdita di baricentro dell’identità europea.

Quanto è accaduto in Afghanistan rappresenta la prova che l’imperialismo dell’americanosfera non è in grado di risolvere i contenziosi e i drammi che innervano il mondo. Allargando la nostra veduta sul mondo intero, quanto è avvenuto negli ultimi vent’anni trasuda di ipocrisia ed impotenza. L’Europa – oggi ridotta al rango di colonia della civiltà dell’hamburger – dovrebbe ergersi contro la fiacchezza del suo dominatore e tornare ad essere una potenza a tutti gli effetti. Parole al vento.

Pubblicato da Marco Spada

Dottore in Lettere (curr. Storico) e specializzando in "Scienze storiche" presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, della correlazione tra società e dittature novecentesche. Caporedattore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019 e collaboratore giornalista del mensile "Cultura Identità". Tradizionalista di stampo evoliano, interista di stampo morattiano.

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