In tempo di Covid c’è ancora chi muore di fame: le follie burocratiche del regime cubano

Da mesi il mondo è in ginocchio a causa del dilagare della pandemia da Coronavirus e delle sue varianti, ma in diverse parti del mondo non si muore di solo Covid, si muore soprattutto di fame. È il caso di Cuba, l’isola comunista che in queste ultime settimane sta affrontando la peggiore crisi alimentare degli ultimi trent’anni.

In un paese che importa oltre il 70% del cibo destinato a soddisfare il fabbisogno alimentare dei propri cittadini, gli scaffali dei supermercati sono ormai vuoti da tempo, anche a causa dei prezzi a dir poco proibitivi per le tasche dei cubani. In tutto ciò, il governo cubano attribuisce la carenza di cibo principalmente alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti che, lo scorso 24 giugno, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso di condannare come succede ormai ogni anno dal lontano 1992.

Sanzioni Usa, aumento dei prezzi globali (+40%), crisi del comparto turistico che un tempo valeva il 10% di Pil cubano ma oggi si è ridotto drasaticamente passando dai 4 milioni di visitatori del 2019 a circa un milione del 2020, un mix esplosivo che sta trascinando i cubani nel baratro. Ma Cuba, si sa, è anche l’isola delle stranezze e delle follie di regime: emblematico in questo senso è il caso della macellazione dei bovini.

Il regime cubano aveva stabilito che se una mucca non avesse raggiunto un certo limite d’età non si sarebbe potuta macellare, adesso, a causa della crisi alimentare, gli allevatori hanno la possibilità di abbattere i bovini sia per la vendita delle carni che per per soddisfare il proprio fabbisogno alimentare. Purtuttavia, è necessario prima passare da una serie di follie burocratiche, ivi compresa la certificazione che la mucca abbia prodotto almeno 520 litri di latte all’anno. Inoltre, per evitare che le mandrie si riducano eccessivamente, è consentito macellare soltanto una mucca ogni tre vitelli. E poi sono richieste ancora tutta una serie di autorizzazioni per la macellazione dell’animale. Insomma, non proprio il massimo per un popolo che muore letteralmente di fame.

Ma ciò che riguarda il bestiame è solo l’ultima, in ordine cronologico, delle tante stranezze cubane. Il regime, ad esempio, impone agli agricoltori di vendere il loro intero raccolto allo Stato a prezzi non competitivi. Per far fronte a questa crisi alimentare, molti cubani residenti all’estero stanno cercando di aiutare i loro familiari a combattere la fame inviando dei pacchi. Ma anche in questo caso, le difficoltà sono notevoli: le merci provenienti dagli Stati Uniti, che un tempo richiedevano due settimane per essere consegnate, ora possono impiegare fino a quattro mesi per giungere a destinazione poiché la carenza di carburante e di mezzi a Cuba rende più difficile l’ultima tappa della consegna.

E la politica in tutto ciò sta dando le risposte dovute? Sì, ma solo per peggiorare ancor di più la situazione: la Banca Centrale ha infatti imposto ai cubani, a partire dal 21 giugno scorso, il divieto di depositare dollari sui propri conti correnti bancari. Ci si potrà limitare solamente a scambiarli con euro ed altre valute, ovviamente pagando delle laute commissioni. L’effetto immediato di tale provvedimento è stato una marea umana di cubani in fila agli sportelli per depositare dollari per poter comprare generi alimentari di prima necessità. Giusto per non farsi mancare nulla nell’isola delle follie da regime.

DI BARTOLO SALVATORE

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