Palestinesi sfrattati, palestinesi colpevoli

Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono“. Questa frase ultimamente riecheggia nel panottico Facebook nel tentativo da parte degli utenti di risvegliare le coscienze della massa. Il suo autore? Uno dei più grandi leader di una minoranza ormai diluitasi nella variopinta società americana: Malcolm X.

Da qualche giorno tutti i media nazionali sono impegnati in un processo di totale genuflessione – non di certo il primo, soprattutto in questi ultimi due anni – nei confronti dello strapotere israeliano. La narrazione è simile a quella di un western pre 1968 in cui gli indiani amerindi venivano descritti come i peggiori criminali della storia. In realtà la situazione, com’è possibile vedere in “Corvo rosso non avrai il mio scalpo!” del 1972, non era esattamente quella descritta dalla cinematografia americana.

Un tempo l’aumento della tensione a Gerusalemme e a Gaza avrebbe causato una mobilitazione diplomatica atta a rilanciare il processo di pace israelo-palestinese. Stavolta non è successo. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha faticato il 10 maggio a rilasciare una dichiarazione comune, alla fine praticamente inutile come tante altre. A Gerusalemme gli scontri continuano e la violenza è arrivata fino all’interno della moschea Al Aqsa, la quale ha iniziato a bruciare e il rogo è stato accolto con canti e balli da parte degli ebrei israeliani.

Il mondo intero resta ad osservare i trattamenti criminali degli israeliani nei confronti di un popolo invaso e sfrattato dalle sue terre. Israele è forte, fortissimo. Gode di un potere ineguagliabile nei confronti del mondo. Tutte le potenze occidentali sono vicendevolmente colpevoli poiché alleate di un illegittimo stato criminale. I palestinesi sono deboli, troppo deboli. Sfrattati dalle loro case a Gerusalemme Est, poi bombardati da una delle aviazioni più potenti del mondo.

Imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l’oppresso, fate ragione all’orfano, difendete la causa della vedova.

Isaia, capitolo 1, versetto 17

Cito questo passo biblico per dirigermi verso la conclusione di questa riflessione. Non vi è uno scontro effettivo poiché non vi è paragone tra le forze in campo. Si sta cancellando l’identità culturale palestinese con la compiacenza anche di quei paesi arabi come l’Egitto, la Giordania e l’Arabia Saudita.

Ebrei come Gideon Levy, Amira Hass e Avraham Burg raccontano da anni i crimini del cattivo e sadico Benjamin Netanyahu nei confronti dei palestinesi. I governi di USA e UE peccano di ipocrisia perché accettano il ricatto degli ebrei sulla Shoah. Tutti noi conosciamo cosa è stata la Shoah, dunque come si può difendere la politica israeliana nei confronti dei palestinesi? La Cina se ne lava le mani e la Siria, uno dei pochissimi nemici storici, sarà fuori gioco per 50 anni. L’Iran non può neanche alzare un dito che Israele gliela fa pagare ai palestinesi.

In “Temporary People“, l’autore Unnikrishnan Deepak affronta l’arduo tema dei diritti sociali dei lavoratori migranti negli Emirati Arabi. Indovinate cosa viene riconosciuto ad essi? Assolutamente nulla, praticamente al pari di quei 1.8 milioni di palestinesi che vivono nello stato di Israele. La politica di apartheid nei loro confronti non è troppo diversa da quella praticata in Sudafrica. Ma il criminale resta il palestinese.

Pubblicato da Marco Spada

Dottore in Lettere (curr. Storico) e specializzando in "Scienze storiche" presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, della correlazione tra società e dittature novecentesche. Caporedattore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019 e collaboratore giornalista del mensile "Cultura Identità". Tradizionalista di stampo evoliano, interista di stampo morattiano.

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