Il cazzaro Scanzi sbaglia ancora: anche la destra legge e fa cultura

Il figlio prediletto di Lilli Gruber è tornato alla ribalta con un’altra delle sue canagliate. Vi confesso che controbattere alle putride affermazioni di questo piccolo uomo mi offende oltremodo, ma credo sia necessario onde evitare che questo primo processo di vera e propria “cancel culture” possa colpire anche il nostro martoriato Paese. L’ex furbetto dei vaccini dall’encefalogramma quasi piatto ha avuto il barbaro coraggio, dettato in primis dalla sua profonda ignoranza, di asserire che la destra non ha uno straccio di intellettuale da 300 anni.

Occorre precisare cosa si intende per destra: non di certo il cosmopolitismo sans frontières, il libertarismo post-identitario, il progressismo senza limitazioni, l’abbattimento di ogni autorità. La destra odierna, compagna ideale della sinistra del finto progresso, si rispecchia idealmente nel competitivismo assoluto, nel sacro dogma della liberalizzazione del materiale e dell’immateriale, nella rimozione dei diritti sociali in nome della concorrenza planetaria al ribasso.

La destra verso la quale mi identifico con anima e corpo è ben diversa: i suoi valori si affermano all’interno dello Stato nazionale patriottico come fortilizio contro la privatizzazione liberista, difende la famiglia contro l’atomizzazione individualistica della società, crede nell’importanza della lealtà e dell’onore contro l’”impero dell’effimero” (Lipovetsky) e la superficialità consumistica liberal-libertaria, vive la spiritualità e l’apertura alla trascendenza come opposizione ragionata al monoteismo idolatrico del mercato e all’ateismo nichilistico della forma merce.

Al termine di questa lunga ma necessaria premessa, non posso fare a meno di riprendere il famoso elenco stilato dal poeta Giovanni Raboni nel 2002 sul Corriere della Sera:  «Nel mondo: Barrès, Benn, Bloy, Borges, Céline, Cioran, Claudel, Drieu La Rochelle, T. S. Eliot, E. M. Forster, Hamsun, Hesse, Ionesco, Jouhandeau, Jünger, Thomas Mann, Mauriac, Maurras, Montherlant, Nabokov, Pound, W. B. Yeats. In Italia: Croce, D’Annunzio, Carlo Emilio Gadda, Landolfi, Marinetti, Montale, Palazzeschi, Papini, Pirandello, Prezzolini, Tomasi di Lampedusa. Transfughi. A parte, dai nomi sopra indicati, vanno ricordati i transfughi dalla sinistra: Auden, Gide, Hemingway, Koestler, Malraux, Orwell. E in Italia: Silone, Vittorini. Perseguitati: sono i grandi perseguitati da Stalin, impossibile dire quali sarebbero state le loro convinzioni e vicende politiche se il destino li avesse fatti vivere altrove: Babel’, Brodskij, Bulgakov, Cvetaeva, Mandel’stam, Pasternak, Solzenicyn».

Con grande piacere ho letto anche la piacevole aggiunta compiuta da Alessandro Gnocchi sul Giornale: “tra gli italiani, Berto, Bettiza, Buscaroli, Cattabiani, De Felice, Delfini, Del Noce, Isotta, Longanesi, Malaparte, Matteucci, Piovene, Ricossa, Romeo, Ungaretti. E gli stranieri? Sono tantissimi. Chateaubriand, De Maistre, Donoso Cortés, Finkielkraut, Friedman, Heidegger, Houellebecq, Hayek, Hoppe, Mises, Douglas Murray, Philippe Muray, Popper, Rand, Rothbard, Salamov, Scruton, Vogelin“.

Il cazzaro Scanzi è servito. Prima di mettere un punto a questa vicenda mi sembra altresì necessario spiegargli l’origine del termine “cazzaro“, il quale è stato utilizzato a piè sospinto dal fantomatico scrittore per colpire Salvini e Renzi con due pubblicazioni: “Il cazzaro verde” e “I cazzari del virus”.
Il termine “cazzaro” è stato introdotto nella cultura italiana dal popolo romano anticomunista.

Ai tempi del comunista Argan al Campidoglio avvenne la celebre goliardia delle teste di Modigliani. Argan era il più celebrato storico fodell’arte marxista del secolo e dominatore delle università. A quel tempo alcuni studenti di Livorno organizzarono una memorabile burla culturale di destra. Buttarono nel Fosso Mediceo, dopo averle modellate con il Black & Decker, sculture riproducenti i lunghi colli di Amedeo Modigliani. Furono ripescati. Argan si pronunciò: “Le teste sono certamente del Maestro!”. Quando la beffa fu rivelata apparve una gigantesca scritta sui muri di Roma: “ARGAN CAZZARO“.

Caro cazzaro, gli elettori di destra non amano soltanto il sedere delle donne, ma molti di loro anche leggere: non che l’una cosa sia in contrasto con l’altra. Il riferimento è al famoso appello al voto lanciato da Umberto Eco nel 2001 su “Repubblica”. Il semiologo vergò un appello in cui tracciava una differenza antropologica tra gli italiani in funzione delle loro passioni politiche: gli elettori di destra sono coloro che “salendo in treno comperano indifferentemente una rivista di destra o di sinistra purché ci sia un sedere in copertina”.

Eco, e tanti intellettuali come lui, hanno sempre raccontato la favola, taluni credendoci altri per difesa degli spazi, che la destra, in sintesi, non legga e non faccia cultura. In realtà Eco e compagni non hanno fatto altro che prendere Guareschi e ribaltarne le parti. Fu il “Candido” nel 1947 a battezzare gli uomini che votavano a sinistra come trinariciuti: con la terza narice dal quale usciva il senno dell’elettore ed entrava la direttiva del partito comunista.

Il punto fondamentale che a noi interessa è che, a dispetto di quanto si pensi, il pensiero di destra ha molti grandi scrittori che come tali non vengono definiti. Ad esempio Alessandro Manzoni, il quale è stato mortificato dall’interpretazione conformista del pensiero unico. Bisognerebbe piuttosto ricordarlo per quello che è: uno scrittore molto citato da Luigi Einaudi per la lucida descrizione delle forze del mercato.

La destra sa anche scrivere, caro cazzaro. Negli USA, due romanzi di Ayn Rand sono considerati capolavori immortali. Solo la miopia e il pregiudizio degli editori schierati italiani ne hanno evitato la pubblicazione da noi. Quelli, più che il sedere, continuano a guardare l’ombelico, il loro. Hai mai sentito nominare Houellebecq? Colui che ha lo sfrontato coraggio di raccontare l’assurda sottomissione culturale che subiamo da parte del fanatismo islamico?

Il cazzaro dovrebbe tassativamente andare a versare un obolo alla cultura di destra. Lo farà mai? Ho dei dubbi…

Pubblicato da Marco Spada

Dottore in Lettere (curr. Storico) e specializzando in "Scienze storiche" presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, della correlazione tra società e dittature novecentesche. Caporedattore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019 e collaboratore giornalista del mensile "Cultura Identità". Tradizionalista di stampo evoliano, interista di stampo morattiano.

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