Col Ddl Zan è in gioco la libertà di opinione

Enrico Letta non aspetta altro che l’approvazione definitiva del disegno di legge Zan (dal nome del deputato presentatore Alessandro Zan) per imporre una vera e propria neolingua illiberale. Letta lo ha rilanciato come “modernizzatore“, ma un conservatore e soprattutto un liberale non può che opporsi a questo progetto dai tratti grotteschi. Credo sia necessario sottolineare come ognuno di noi debba sentirsi eticamente portato ad aborrire ogni discriminazione, ogni offesa, ogni degradazione irrispettosa verso un individuo per i suoi orientamenti sessuali, come per qualche altra ragione, motivo o pretesto.

Ma è altresì vero che nessuno di noi può tollerare che la difesa degli omosessuali e transessuali comporti l’istituzione surrettizia di un nuovo reato di opinione per di più formulato in maniera talmente generica da poter colpire, o almeno zittire, chiunque esprima semplici opinioni in materia di sessualità di carattere scientifico, filosofico, antropologico o religioso. Nessun gruppo di cittadini può diventare, in forza di legge, soggetto di diritti ad una protezione speciale che ne faccia una categoria privilegiata.

Inoltre sarebbe gravissima l’accettazione di una vera e propria imposizione dell’ideologia gender all’interno delle scuole elementari, nelle quali avverrebbe un vero e proprio lavaggio del cervello ai bambini. Essi non sono ancora pronti a far fronte a questi problemi e/o scelte inusitate. Difatti sarebbero proprio queste, insieme all’istituzione, tramite questa legge, di un’ideologia da stato etico come quella gender, le ultime conseguenze del disegno di legge Zan.

Esso integra ed estende alle motivazioni sessuali e di gente, la legge Mancino e quindi l’articolo 604 bis del codice penale. Il Ddl Zan equipara ai reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa anche gli atti di violenza o di incitamento alla violenza o alla discriminazione “fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”.

Se esso diventasse legge, istituirebbe un ulteriore reato specifico che punirebbe (con la reclusione da 6 mesi a 4 anni, con ammende e anche con pene accessorie) non solo gli atti di violenza e di incitamento alla violenza, ma anche gli “atti discriminatori” e persino gli “incitamenti alla discriminazione” (come fa già la controversa legge Mancino).

Non sarebbe necessaria cioè l’istigazione all’odio e alla violenza, ma basterebbe quella alla “discriminazione” e addirittura “l’incitamento alla discriminazione” per incorrere nel reato. Ciò rende il disegno di legge Zan molto ambiguo e controverso, perché apre la strada ad interpretazioni onnicomprensive (ad arbitrio del giudice) su ciò che si intenda con la vaga parola di “discriminazione” e ancor più con quella ancora più vaga di “incitamento alla discriminazione”. Tutte le opinioni critiche possono rientrarvi.

Sostenere, per esempio, sulla base di considerazioni religiose e scientifiche che esistono differenze biologiche alla base dell’orientamento sessuale rischia di apparire un “atto discriminatorio”. Il Ddl Zan prevede inoltre l’istituzione per il 17 maggio di ogni anno della “Giornata nazionale contro l’omofobia la lesbofobia, la bifobia e la transfobia” finalizzata – recita il testo – a “promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione e a contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere”.

In particolare, vengono previste “cerimonie, incontri ed ogni altra iniziativa” nelle Pubbliche amministrazioni e “nelle scuole”. A parte il fatto che tutto questo ha il sapore e l’odore di regime ideologico da Grande Fratello e da Minculpop, si badi: quelle cerimonie e iniziative sono previste in tutte le scuole, non escluse quindi quelle elementari.

Abbiamo già dentro il nostro martoriato Paese un vero e proprio regime sanitocratico. Non necessitiamo certamente di uno Stato etico, ideologico e propagandista di un’ideologia antiscientifica. Secondo Letta il Ddl ha il potere di favorire e segnare la modernità dell’Italia. Evidentemente lo stesso Letta ha un’idea un po’ antiquata di modernità.

Pubblicato da Marco Spada

Dottore in Lettere (curr. Storico) e specializzando in "Scienze storiche" presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, della correlazione tra società e dittature novecentesche. Caporedattore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019 e collaboratore giornalista del mensile "Cultura Identità". Tradizionalista di stampo evoliano, interista di stampo morattiano.

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