L’eternità dell’arte come trait d’union tra Caravaggio e Bonaccorso

La splendida anima d’artista che risponde al nome di Lelio Bonaccorso ha da poco terminato l’ultima delle sue pregevolissime fatiche. Il suo nuovo fumetto, il quale preferirei definirlo come una vera e propria opera d’arte, non lo vede accompagnato stavolta dal suo fedele compagno di avventure ericino Marco Rizzo – altra grande anima del fumetto italiano – bensì dalla scrittrice Nadia Terranova, anch’ella messinese.

Caravaggio e la ragazza” è il titolo del libro e in esso è racchiuso il primo vero messaggio che gli autori vogliono far passare: il Merisi non ha operato in solitudine o lontano dai vizi umani, anzi, è proprio da essi che ha trovato l’ispirazione per dipingere le sue tele. L’incontro con la ragazza di nome Isabella non avviene in un salotto nobiliare o nel palazzo di famiglia, ma nel porto di Messina.

La ragazza, rimasta affascinata dalla vista della fauna ittica locale, si allontana dal corteo di persone che accolgono il padre – il nobile Martines – e viene aggredita da uno sgherro malintenzionato. Grazie ad una serie di fortunati eventi, il Merisi si troverà esattamente nel posto giusto al momento giusto per salvarla dalle pulsioni volgari del brutto ceffo.

È con questa ennesima esperienza sulle spalle, la quale dà inizio al racconto, che Caravaggio comincia a riscoprire quella luce offuscatasi dalle innumerevoli fughe e peripezie dovute all’omicidio Tommasoni da lui compiuto a Roma. Il Merisi di Bonaccorso è inizialmente torvo, severo e guardingo. La folla sembra essere sua nemica e soltanto le tenebre e i suoi misteri lo rinvigoriscono.

L’incontro con la prostituta mentre sorseggia del vino è l’apoteosi del racconto notturno. Bonaccorso è riuscito a trasporre il racconto di Baudelaire nella Messina del 1600 per mostrare al lettore la dissolutezza di uno dei più grandi pittori della storia. Ma è con l’ispessirsi del rapporto con Isabella che Caravaggio comincia a riacquistare quella luce perduta.

La ragazza è la perfetta incarnazione della donna moderna in eterna lotta contro certe strutture. Ella è altresì la trasposizione fumettistica di una delle più grandi pittrici di scuola caravaggesca: Artemisia Gentileschi.
Isabella non manifesta in pubblica piazza per i suoi diritti poiché i tempi non erano ancora maturi e non si adatta alla vita nobiliare dettata dal padre. Ella gode di un vero e proprio dono divino: quello di una connessione superiore tra la sua mano destra e le sue membra che le permette di dipingere sotto i preziosissimi consigli del Merisi.

Quella luce che sembrava sconfitta dai peccati degli uomini viene nuovamente accesa dal carattere pugnace della ragazza e l’apice è raggiunto durante la “Cavalcata dei preti” del 2 agosto. L’abbraccio improvviso tra i due protagonisti risveglia nel Merisi un’antica energia che gli permetterà di salpare verso l’avventura partenopea, l’ultima della sua vita.

La forza del messaggio sociale di questo libro è enorme. Ancor più forte è il trait d’union tracciato dalla matita di Lelio Bonaccorso con il suo collega della pianura padana vissuto tra il XVI e il XVII secolo. La tavola nella quale Bonaccorso riproduce la “Risurrezione di Lazzaro” è degna dei più grandi musei del mondo. L’artista non ha semplicemente ricopiato l’opera, ma le ha dato un carattere nuovo, moderno, adatto a qualsiasi pubblico.

L’eternità dell’arte risiede anche nella riproduzione delle opere dei più grandi da parte di altri grandi con metodi nuovi derivanti dal periodo in cui si formano. L’arte di riprodurre in chiave moderna un’opera è una pratica che consegna all’immortalità ambedue gli autori oltre che l’opera stessa. Inoltre vi è anche un altro potente atto di forza che proviene dalla matita di Lelio Bonaccorso: con i suoi disegni, i musei di tutta Italia che ospitano le opere del Caravaggio – e non solo – riaprono davanti ai nostri occhi.

Ma non è soltanto la componente laica del nostro Paese che si pone davanti ai nostri occhi. Con i suoi disegni Bonaccorso ci permette di vivere la vera essenza della cristianità colta dal Caravaggio quattrocento anni fa. Una sostanza popolare, fatta di uomini e donne senza una carta d’identità; soltanto Cristo gode di una precisa fisionomia. Difatti il Merisi per la “Morte della Vergine“, oggi conservata al Louvre, scelse una prostituta morta nel Tevere per rappresentare la Madonna.

Una vera e propria santificazione del popolo. Proprio quel popolo che oggi si coccola i suoi nuovi interpreti dell’arte e che Caravaggio dipingeva innalzandoli al rango divino. Ecco raggiunto il trait d’union con l’immortalità.

Pubblicato da Marco Spada

Dottore in Lettere (curr. Storico) e specializzando in "Scienze storiche" presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, della correlazione tra società e dittature novecentesche. Caporedattore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019 e collaboratore giornalista del mensile "Cultura Identità". Tradizionalista di stampo evoliano, interista di stampo morattiano.

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