“Io Apro”: la sacrosanta rabbia della classe media contro le chiusure del Governo

Vi ricordate la tanto millantata “potenza di fuoco” del governo Conte per arginare i danni indotti dalla pandemia? Ai tempi eravamo tutti un po’ spaesati, incapaci – vista la situazione piombataci addosso – di vedere oltre l’orizzonte del racconto pandemico. Oggi questa nebbia accumulatasi sulle nostre tempie e sui nostri occhi si è diradata, almeno per una buona parte di italiani, e la sacrosanta rabbia di chi prova orgoglio per il proprio lavoro e si preoccupa per le proprie famiglie si è finalmente sfogata a Roma; più precisamente a Montecitorio.

Sia chiaro: non sarà di certo l’ultima rivolta popolare contro le scellerate chiusure da parte del governo Draghi. Le serrate continueranno e chi crede in un processo contrario vive nel mondo delle fiabe. In una situazione andata ormai in malora, c’è chi vede un’opportunità, ma non per la classe media. Come ha scritto sul sito nicolaporro.it il giornalista finanziario Leopoldo Gasbarro:

“Il World Economic Forum ha presentato un progetto che mira a cogliere l’attuale opportunità – la pandemia – per dare forma alla ripresa economica e alla direzione futura delle relazioni, delle economie e delle priorità globali. Si tratta di un progetto che coinvolgerebbe il Mondo intero e che ha visto, nell’ultima riunione di Davos del febbraio scorso, la sua consacrazione.Ma cosa c’è dietro questo nuovo progetto? Chi deciderà la forma della ripresa?Proviamo a guardare direttamente dal sito del WEF. Nella sezione dedicata al “Grande Ripristino” scrivono che:

<< Mentre entriamo in una finestra di opportunità unica per plasmare la ripresa, questa iniziativa offrirà spunti per aiutare a informare tutti coloro che determinano lo stato futuro delle relazioni globali, la direzione delle economie nazionali, le priorità delle società, la natura dei modelli di business e la gestione di un bene comune globale. Attingendo alla visione e alla vasta esperienza dei leader impegnati nelle comunità del Forum, l’iniziativa Great Reset ha una serie di dimensioni per costruire un nuovo contratto sociale che onori la dignità di ogni essere umano. >>

Onestamente e personalmente, non mi fa impazzire l’idea che il tempo che stiamo vivendo venga descritto come un’ opportunità. Chiedete alle persone che stanno soffrendo, morendo, tremando, per la propria salute e per il proprio futuro. Questa proprio non mi sembra essere un’opportunità. Anzi. Ma approfondendo gli argomenti si evince che uno dei temi principali trattati dal progetto è quello del Debito Mondiale.

Secondo le stime dell’Institute of International Finance, il debito oggi ha raggiunto i 281 trilioni dollari. Molto di questo massiccio aumento, nell’ultimo anno, proviene dalla risposta dei governi alla pandemia. Tuttavia, dobbiamo ricordare che il dato del debito totale aveva già raggiunto livelli record nel 2019, prima di qualsiasi pandemia e in un periodo di crescita di molte economie del Pianeta.

Il problema principale è che la maggior parte di questo debito è improduttivo quindi il risultato probabile è che il debito continuerà a crescere dopo la fine della crisi pandemica e che il livello di crescita e produttività raggiunti non sarà sufficiente ridurre l’onere finanziario sui conti pubblici. Ma come si interverrebbe sul Debito? Come lo si ridurrebbe o taglierebbe? C’è il rischio enorme che i governi utilizzino la scusa di cancellare parte del loro debito con la decisione di cancellare gran parte dei nostri risparmi?

Cercando di tradurre le parole provenienti da Davos, secondo i Potenti non ci sarà spazio per la classe media. Le richieste di chi prova a far campare la sua famiglia vengono rispedite al mittente da due soggetti ben precisi: dal Governo attuale, marionetta dei compari di Davos, e da quella fetta di popolazione ormai assuefatta dai controlli, dalla mascherina e che ha assurto il vaccino ad un ruolo salvifico pari – o addirittura superiore – a quello della ragione.

Secondo loro, in base a numeri spesso farlocchi, le chiusure sono fondamentali per salvaguardarsi dal virus. Non sembra essere così, difatti i numeri non sono certamente migliorati grazie ai lockdown e numerosi esperti si sono schierati contro questo metodo terrificante e pericoloso. Essi servono soltanto ad annichilire l’Occidente, sono feroci e inutili e questo i manifestanti di “Io Apro” lo sanno fin troppo bene.

La rivolta popolare è lo sfogo più naturale che esista ad un anno (e quasi mezzo) di soprusi e chiacchiere, troppe chiacchiere. Conte aveva promesso la “potenza di fuoco” testé nominata, Draghi aveva promesso le riaperture. Nulla di tutto ciò sta avvenendo e la classe media rischia l’estinzione. Oggi a Montecitorio si è consumato l’ennesimo scontro orizzontale. Nel frattempo Speranza chiude l’Italia con animo sereno. (Ne abbiamo parlato qui)

Non facciamoci neanche gabbare dalla prostituzione intellettuale dei giornalisti nostrani. Difatti le edizioni serali dei telegiornali nazionali hanno parlato di un carabiniere ferito e di alcuni tafferugli, minimizzando l’accaduto e spostando l’opinione pubblica su un povero Cristo costretto a fare il suo lavoro. D’altronde è già stato detto prima: si tratta di un conflitto orizzontale, dunque padri di famiglia contro altri più o meno nella stessa condizione.

I primi percepiscono ancora un reddito e per orgoglio verso il proprio lavoro “mantengono l’ordine”, mentre i manifestanti di “Io Apro” non percepiscono più neanche un euro e per lo stesso orgoglio dei primi scendono in piazza per provare a cambiare l’ordine delle cose. Bisognerebbe organizzarsi per tramutare la lotta da “orizzontale” a “verticale“.

Bisogna andare “fino al Palazzo“. Ma per molti c’è ancora troppo pane sulla tavola… non è il momento delle brioches, per loro!

Pubblicato da Marco Spada

Dottore in Lettere (curr. Storico) e specializzando in "Scienze storiche" presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, della correlazione tra società e dittature novecentesche. Caporedattore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019 e collaboratore giornalista del mensile "Cultura Identità". Tradizionalista di stampo evoliano, interista di stampo morattiano.

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