Speranza chiude (nuovamente) l’Italia con “l’animo sereno”: ecco la banalità del male

L’intervista rilasciata dal ministro Speranza al Corriere della Sera di oggi rappresenta perfettamente ciò che la Arendt definì come “la banalità del male“. Speranza non è di certo una persona sadica o perversa, anzi, è spaventosamente normale.

Chiude, chiude, chiude. Non sa fare altro da un anno a questa parte.
Distrugge, distrugge, distrugge. Nessun’altra soluzione.
L’Italia cercava il tanto atteso cambio di passo grazie al governo dei migliori? Eccovi serviti.

Mascherine non a norma – per le quali sono stati spesi milioni -, obbligo vaccinale per i sanitari (e presto per tutti) che calpesta trattati e leggi stipulati proprio per evitare che nuovi scienziati dell’orrore possano trovare terreno fertile e il passaporto Covid-19 per completare l’opera.
La vecchia normalità è ormai un lontano ricordo. Sembra quasi di trovarsi di fronte al protagonista de “Lo straniero” (1942) di Albert Camus, che uccide un uomo per caso ma poi non prova alcun rimorso. Non c’è un’intenzione particolare nel suo gesto o un’ovvia motivazione malvagia; “è successo e basta”.

Un discorso analogo vale anche per lo “zanzarologo” Crisanti. Secondo lui le proteste degli imprenditori ridotti allo stremo sono un “assalto alla diligenza”. Con un disprezzo intollerabile verso la spina dorsale economica del Paese e di centinaia di migliaia di famiglie che in questo momento non sanno se arriveranno economicamente alla fine del semestre. Ne ha dette tante, il virologo Crisanti, ma mai come stavolta le sue parole risultano così offensive e sprezzanti. Così spietate e totalmente prive di empatia verso i suoi connazionali che stanno perdendo tutto.

«Sono d’accordo col nuovo decreto, basta con l’assalto alla diligenza di tutte queste categorie, la verità è che bisogna proteggere gli anziani. Una volta fatto questo forse riusciremo ad uscirne», ha detto il virologo a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora. Fuori discussione, ovviamente, riaprire ad aprile. «No, e non credo che sia desiderabile. Tutte queste oscillazioni che hanno stremato l’Italia sono il risultato della pressione per provvedimenti demagogici». Sì perché se non lo sapevate, difendere il concetto di sopravvivenza economica di una nazione, per Crisanti, è demagogia. «Se il 30 di aprile si abbassano i contagi e il numero di morti diminuisce a quel punto la zona gialla diventa plausibile. Parlare di aperture adesso non ha senso». (Clicca qui per approfondire)

 «L’agenda la detta il virus, non le imprese». Intanto sto ancora aspettando quei 40mila contagi giornalieri che Crisanti aveva pronosticato a febbraio per la metà di marzo se non si fosse istituito il lockdown totale. La narrazione fa acqua da tutte le parti, ma il DNA di chi le rivoluzioni le ha sempre subite non muta neanche dopo più di un secolo e mezzo.

Pubblicato da Marco Spada

Dottore in Lettere (curr. Storico) e specializzando in "Scienze storiche" presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, della correlazione tra società e dittature novecentesche. Caporedattore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019 e collaboratore giornalista del mensile "Cultura Identità". Tradizionalista di stampo evoliano, interista di stampo morattiano.

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