L’orgoglio conservatore dell’Atletic Club de Bilbao

Nel mondo dello sport, specialmente nel continente calcistico, le fazioni progressiste e quelle conservatrici si scontrano quotidianamente per decidere il futuro della disciplina. Il conservatorismo – in questo caso sia politico che tattico – affonda le sue radici in alcune delle più grandi potenze calcistiche del continente europeo: il Bayern Monaco, l’Olympique Lyon e l’Atletic Club de Bilbao rappresentano l’emblema del conservatorismo per eccellenza.

Di esempi ce ne sarebbero molti altri da elencare ma ci limiteremo a seguirne uno in particolare, il quale non mantiene soltanto delle precise regole “d’ingaggio” nei confronti degli avversari, bensì anche di sangue. Il Bilbao, come vedremo più avanti, mantiene una precisa linea di sangue all’interno della sua rosa.

Essere Baschi è una cosa seria. Nella vita come nello sport. Ed in particolare nel mondo del calcio, essere Baschi è qualcosa di molto di più che una semplice denominazione geografica: è spirito d’appartenenza, identità, unione. Bisogna tornare indietro di 118 anni per capire quanto l’orgoglio basco sia radicato: il “Soccer“, e solo gli inglesi potrebbero chiamarlo così, arriva in terra spagnola, precisamente a Bilbao: nasce l’Atletic Club de Bilbao, per tutti solo Atletic Club.

L’unica compagine di Spagna a non essere mai retrocessa insieme alle sue squadre “Pop“, Barcelona e Real Madrid. Proprio nella capitale spagnola cinque anni dopo si consuma lo smacco della nascita del Club Atletìco de Madrìd, per tutti i “Colchoneròs“, fondati da un gruppo di studenti baschi. 

Ma tornando al Club Atletic, la sua filosofia è semplice e diretta: solo giocatori baschi giocano per questa maglia, solo i purosangue possono vestire questi colori, baciare questo stemma che rappresenta il sentimento di appartenenza a qualcosa che nessun’altra squadra di Spagna potrà mai eguagliare.

L’Autoctonia de Bilbao” si basa su questo dal 1911, a parte alcune eccezioni per casi di unicità di sangue (vedasi Aymeric Laporte, Francese ma cresciuto e formatosi in terra d’Euskàl) tutti gli undici mai scesi in campo sono stati allevati, plasmati e resi fedeli alla causa dei Baschi. Come Rafaèl Moreno Aranzadi, detto “Pichichi”, a cui è dedicato tutt’ora il trofeo per il miglior goleadòr del campionato. 

L’essere Basco è una cosa seria, serissima. Il San Mamès, il tempio calcistico di Bilbao, a lungo è stato sacro e inviolabile per le squadre italiane: solo un’altra grande, come il Torino, poteva riuscirci nel 2015, con un 2-3. Ed è ironico pensare alla sorte che costruisce trame così beffarde: proprio Atletic Club – Torino, nel 1949, doveva essere una delle amichevoli estive di preparazione al campionato del 1950, che non si giocò mai, infrantasi sulle colline di Superga. 

È da circa 120 anni che l’essere Basco, fare calcio in terra basca, geopoliticamente così complessa e discussa, è quindi l’espressione delle volontà di radicare salde la filosofia della resilienza identitaria che più di ogni altra epoca ha valore nel 2021: contro gli sceicchi, contro gli oligarchi, contro un calcio che ha visto cambiare persino i caratteri dei nomi dei calciatori per adattarsi alle esigenze di altri popoli. Ma quando la “Bizkaia” ed il Bilbao Futebòl Club si unirono, nel 1902, L’Atletìc Club aveva una sola missione: essere Basco

Possiamo dire che essere baschi è una cosa più che seria, sacra: passeggiando per la cittadina di Trujillo, ci si imbatterà nella chiesa di Santa Maria la Mayòr (nella foto) , testimonianza romanica del XIII Secolo. Qui, con i lavori di rifacimento della Torre de Julia, uno scalpellino di nome Antoniò Servàn La Rana decise di lasciare in maniera indelebile la testimonianza calcistica dell’orgoglio basco, scolpita su uno dei 52 capitelli. Indovinate di quale squadra è lo stemma raffigurato. 

A cura di Marco Spada e Patrick Vernuccio

Pubblicato da Marco Spada

Dottore in Lettere (curr. Storico) e specializzando in "Scienze storiche" presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, della correlazione tra società e dittature novecentesche. Caporedattore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019 e collaboratore giornalista del mensile "Cultura Identità". Tradizionalista di stampo evoliano, interista di stampo morattiano.

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