L’indignazione parte dal sostantivo: la lotta delle donne per la “a” e la necessità del neutro

Assessora, medica, architetta, epidemiologa. Dopo varie polemiche nate sul web, emerge l’esigenza di dover definire il lavoro di una donna impiegando un sostantivo femminile. Ma è davvero così necessario? A quanto sembra sì. C’è infatti chi reputa essenziale dover accostare alle generalità di una donna un termine prettamente femminile, ad esempio “assessora”, per specificare sia il ruolo che il suo sesso; c’è invece chi reputa tutto ciò superfluo dando importanza e valore alla sostanza dunque all’impegno, alla costanza, all’amore e alla dedizione impiegata nel lavoro svolto. L’analisi del fatto mette in evidenzia in maniera lapalissiana come la nostra società sia morbosamente legata alle apparenze: cosa cambia se chiamiamo una donna architetto anziché “architetta”? Stiamo disprezzando il suo incarico? Stiamo mutando il suo sesso o i suoi gusti sessuali? La stiamo ponendo ad un livello inferiore? No. Semplicemente se chiamiamo una donna “assessore” stiamo accostando alla sua persona un sostantivo “neutro”, esente di sesso, che va al di là della qualificazione di genere poiché il suo scopo è quello di determinare il ruolo che ricopre all’interno di un determinato ambito. Se analizziamo il fatto in maniera oggettiva, ci renderemmo conto di come effettivamente si tratta dell’ennesimo polverone alzato inutilmente. Tra paradossi ed incoerenza ci troviamo a commentare l’ennesima banalità di un ordinario molto confuso e superfluo che di certo non eguaglia i sessi, qualora l’intento fosse quello di una parità. Un po’ come la storia dei fiori. Non esiste alcuna legge che vieta alle donne di regalare dei fiori agli uomini, né una che impone gli uomini a regalare dei fiori alle donne. Se un ragazzo regala dei fiori ad una ragazza lo fa per una carineria, perché “sa” che inviare dei fiori ad una ragazza è un modo per farle capire che gli piace, che gli interessa; insomma, ci si rifà a delle vecchie ma sempre valide forme di corteggiamento. Questo però non è sinonimo che una ragazza non possa regalare dei fiori ad un ragazzo per lo stesso identico motivo, magari suona strano perché è un gesto “fuori dall’ordinario”, ma non di certo vietato.

Oggigiorno, ogni scusa è buona per esser polemici, ci si appiglia a quelle futilità che fanno passare in secondo piano quei reali e palesi problemi che influiscono negativamente sulla nostra società: infatti, finché resteremo attaccati a queste banalità, non riusciremo mai ad oltrepassare i confini paradossalmente da noi imposti.

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