Il Gattopardo

Se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano la repubblica in quattro e quattr’otto. Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, così parlava Tancredi Falconeri ne “Il Gattopardo” rivolgendosi allo zio Fabrizio Principe di Salina, scettico nei confronti della scelta del nipote di arruolarsi tra i Garibaldini. Appare intuitivo comprendere che Tancredi volesse indicare allo zio quale fosse la strategia migliore per conservare feudi e privilegi una volta passata la rivoluzione. 
Ma il concetto non vale soltanto per i ricchi feudatari d’un tempo che fu, lo si può estendere al potere in generale ed a chi lo detiene. E si tratta di una strategia adottata anche oggi in molti ambiti.

Anche la politica dimostra talvolta di avere convenienza nel favorire cambiamenti spesso radicali nella forma e negli aspetti esteriori, ma pressoché inconsistenti nella sostanza
E se ciò non è possibile nel rispetto della democrazia, allora bisogna favorire soluzioni antidemocratiche, magari ammantate da amor patrio o da altri valori che il popolo, o almeno la gran parte di esso, vede come positivi.

L’opera scritta nel lontano 1958 da Giuseppe Tomasi di Lampedusa appare oggi maledettamente attuale. Ad un anno esatto dalla notte in cui gli italiani conobbero sulla propria pelle il significato del termine “lockdown“, fino ad allora sconosciuto ai più, molto è cambiato nel paese nella forma ma poco o nulla nella sostanza. 


Caduto il governo giallorosso e con esso il duo Conte – Casalino, finite le loro interminabili dirette a reti unificate utili soltanto ad accrescere la popolarità “dell’avvocato del popolo” ed a confondere i cittadini, mandati finalmente a casa i deficitari ministri Bonafede e Azzolina, sembrava che la la nazione potesse lasciarsi alle spalle un anno di sacrifici per conoscere un nuovo rinascimento con l’avvento “dei migliori”
Purtuttavia, seppur a distanza di un anno dall’inizio della pandemia e di quasi un mese dall’insediamento del nuovo governo, l’Italia si trova esattamente al punto di partenza. 

La politica continua ad andare avanti a colpi di Dpcm continuando a svilire di fatto il Parlamento. I virologi, ieri come oggi, continuano indisturbati a giocare a fare gli showman in televisione ed a litigare tra loro affermando tutto ed il suo contrario salvo poi smentirsi il giorno successivo. Il ministro della Salute Roberto Speranza non sembra aver placato la propria bulimia di chiusure e, nonostante mezza Italia sia già praticamente in lockdown, continua ad invocare nuove restrizioni. Nonostante la caduta della pessima Azzolina, la scuola continua a restare chiusa, salvo rare eccezioni, con ben il 75% degli studenti italiani che da oggi saranno nuovamente a casa fino a data da destinarsi. La clava giudiziaria, anche nell’era post Bonafede, continua a mietere vittime eccellenti: questa volta a farne le spese è, guada caso, l’unico leader politico rimasto all’opposizione, Giorgia Meloni, inchiodata dalle dichiarazioni di un pentito per fatti risalenti al lontano 2013. Il solito fascicolo chiuso in cassaforte e tirato fuori al momento opportuno insomma, Palamara docet.

 
E si potrebbe andare avanti a lungo nel ricercare analogie che lasciano intravedere una continuità disarmante tra il vecchio ed il nuovo esecutivo, che dimostrano come il tanto atteso cambiamento concretizzatosi meno di un mese fa sia in realtà molto più formale che sostanziale. Un nuovo “gattopardismo” insomma, utile a guadagnare tempo ed illudere i cittadini ormai sviliti da un anno di privazioni. 

DI BARTOLO SALVATORE

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