“Stiamo entrando in un’era di pandemie”. Ursula von der Leyen inaugura la peggior deriva autoritaria della storia

Esistono due modi per muovere gli uomini: l’interesse e la paura. In questo caso l’interesse di salvaguardarsi e la paura del contagio. La deriva autoritaria inauguratasi con il discorso della von der Leyen fa tremare anche i più ferventi anarchici. In ogni modo continueranno a delegittimare ogni parola non allineata al pensiero unico dominante. È questo il nuovo metodo per zittirvi tutti, ma già dovreste ampiamente saperlo.

Non bastano i nuovi partiti formatisi in maniera autonoma o come costole della degenerazione del Movimento, serve un’azione corale. Purtroppo la narrazione è talmente efficace che le masse ormai plaudono impaurite e con particolare feticismo ad ogni nuova notizia sulla situazione in atto da tempo.

La deriva autoritaria si è appena presentata agli occhi di chi ha già visto questa storia sui libri che ha abilmente studiato e recepito in toto. No, non si può definire una dittatura poiché essa, secondo la storia, dovrebbe godere di un ampio margine di consenso e perché di solito si sostituisce a un vuoto di autorità o di competenza.

Preferisco definirla “deriva autoritaria” perché chi si è arrogato il potere non intende restituirlo, ma vuole normalizzare e rendere permanente la crisi. Non si misura la forza di una dittatura tramite la graduale assenza di libertà, bensì con il metodo di governo e il modo in cui si acquisisce il potere. Il potere non è alle strette – almeno finora – e preferisce non utilizzarlo.

Alla dichiarazione di guerra nei nostri confronti da parte del presidente della Commissione Europea, nessuno ha osato ribellarsi rumorosamente. Solo fiumi di parole, come le mie d’altronde. Invece serve – assolutamente – una mobilitazione per fermare questa deriva. Purtroppo il fallimento della nostra cultura ha condotto a questa situazione.

Il sogno globalista altro non cela che la brama di un governo unico, che si estenda su un’entità amorfa e omogenea, il mondo purgato da ogni differenza qualitativa. Il modello di sanitarizzazione sociale che si va instaurando sempre di più non è altro che la naturale prosecuzione del panoptismo carcerario, il quale riguarda elementi puramente esteriori come la disposizione e il comportamento ed estende il sistema di monitoraggio all’interno del corpo stesso, nella sua fisiologia e patologia.

La pervasività dei mezzi di comunicazione è servita ai media a inculcare ogni genere di narrazione inverosimile. Ma l’altra vera conquista della modernità riguarda la decadenza della verità come dimensione oggettiva e attingibile del sapere, la quale è sostituita con i surrogati del pensiero debole, dell’ermeneutica eletta a forma di conoscenza e del relativismo gnoseologico, prima che etico.

Il distanziamento sociale non è nato per caso, ma è anch’esso una naturale evoluzione della sinistra solidarietà tra democrazia e individualismo, la quale da esito all’atomizzazione sociale. La democrazia ha sancito il soggetto come portatore di diritto individuale e ciò è stato possibile grazie a una forma di pensiero, già presente e matura, che privilegiava le prerogative dell’individuo a quelle di ogni altro genere di realtà superiore a cui partecipava, quali la famiglia, il clan, il popolo o la nazione.

Questa parecchio maldestra retorica comunitaria, l’uomo moderno la respira sin dalla nascita e ciò lo conduce a vivere un’esistenza subordinata agli interessi di parte e strumentale alla realizzazione e alla sopravvivenza del singolo. Ecco perché la maggior parte di noi si è perfettamente acclimatata con il distanziamento sociale. Siamo di fronte alla perfetta rappresentazione del proverbio pessimistico tanto caro ad Hobbes: “homo homini lupus“.

Stiamo precipitando verso il fondo del baratro e non vi sarà alcun rimbalzo verso l’alto. Godetevi gli ultimi istanti, l’atterraggio sarà durissimo.

Pubblicato da Marco Spada

Dottore in Lettere (curr. Storico) e specializzando in "Scienze storiche" presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, della correlazione tra società e dittature novecentesche. Caporedattore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019 e collaboratore giornalista del mensile "Cultura Identità". Tradizionalista di stampo evoliano, interista di stampo morattiano.

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