L’embrione è mio e lo gestisco io?

Giunge notizia che il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, con un’ordinanza resa pubblica ieri, abbia riconosciuto ad una donna il diritto a farsi impiantare in utero gli embrioni fecondati e crioconservati in costanza di un matrimonio oggi finito, tant’è che l’ormai ex marito si era dichiarato contrario a che si procedesse a tale pratica, costringendola appunto a rivolgersi al giudice.

Sia chiaro, chi scrive comprende bene quanto grande possa essere il desiderio di un figlio e quanto possa essere doloroso non poterne avere, ma per comprendere qual è la vera posta in gioco in questioni del genere, così complesse dal punto di vista giuridico e bioetico, è necessario non farsi sopraffare dall’emotività.

Perché il problema in questo come in altri casi simili – frequenti anche all’estero e in numero maggiore laddove i limiti alla pratica della fecondazione assistita sono minori – non è la necessità di soddisfare il desiderio degli adulti di avere un bambino, oppure se chi ha messo a disposizione il proprio seme può o meno successivamente alla fecondazione revocare il consenso,  ma è piuttosto la tutela di quel bambino – di quella persona – in potenza, di quell’embrione, seppure ancora costituito da poche cellule, ma con scritto già nel suo DNA tutto ciò che potrà essere, che gode di un suo status giuridico ben preciso.

In tal senso in Italia la legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, pur non essendo nel complesso una buona legge, poneva determinate regole e limiti. Peccato che proprio molte delle sue parti migliori siano state smantellate da interventi della Corte Costituzionale.

Nel caso specifico la sentenza 151/2009 della Consulta ha eliminato il limite di tre ovociti fecondabili e l’obbligo comunque di impiantare subito tutti gli ovociti fecondati, aprendo così alla possibilità di crioconservare gli embrioni.

Questo è il motivo per cui oggi ci troviamo a discutere di tale problema eticamente sensibile e volendo andare più a fondo nella questione dovremmo porci una domanda. Cosa fare e come trattare i tanti embrioni crioconservati e ormai abbandonati?

Luca Basilio Bucca

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