No, Netflix non può riscrivere la storia per rabbonire la gioventù di oggi

La pericolosa deriva della pantoclastia odierna non consiste esclusivamente nell’abbattimento delle statue di figure storiche come quella di Colombo o di Hume, poiché essa prosegue – guastando con i suoi tentacoli velenosi – anche la visione della storia nella sua interezza. La pantoclastia odierna si serve di numerosi strumenti: dalla volontà di rivalsa del movimento terrorista BLM ai canali di propaganda del globalismo come Netflix.

È emblematico il caso di Bridgerton, la serie tv che ha scatenato i critici e ha fatto storcere il naso agli esperti. Al giorno d’oggi è sempre più complesso ritrovarsi per commentare, ad esempio, le ricerche della professoressa Renata Ago; dunque si opta per una somministrazione intensiva e solitaria di serie tv dal dubbio gusto, le quali manipolano abilmente la concezione storica delle menti meno preparate.

Bridgerton è un’accozzaglia di cliché che trasmettono la visione americana dell’aristocrazia britannica di fine XIX secolo. I film contemporanei stanno manipolando gli eventi del passato per riflettere le istanze dei giorni nostri. Non esiste niente di più pericoloso e fuorviante della “fake history“, altro che fake news. Basti pensare ad un’altra serie tv come Downtown Abbey, nella quale la protagonista – una contessa – teme per la vita dei suoi servi e si preoccupa delle loro istanze. Praticamente una distorsione del sistema sociale dell’Ottocento.

Tutto ha avuto inizio col femminismo. Nelle serie tv che spopolano e vincono di tutto grazie a delle giurie composte da non si sa quali critici, le protagoniste sono principalmente paladine della giustizia e dell’uguaglianza con un tocco sensuale. Fino a qui si potrebbe anche andare avanti poiché non vi è alcunché di profondamente sbagliato.

Il problema si presenta nel momento in cui, questo nuovo e becero femminismo, riscrive – falsificando – la storia. È il caso della serie su Caterina la Grande, la quale viene presentata in salsa pop agli spettatori e i fatti storici vengono totalmente riscritti creando una Russia che in realtà non è mai esistita. Ritornando a Bridgerton, il caso si fa ancora più scabroso.

All’interno della serie, le persone di colore vengono elevate ai vertici della società, dato che Re Giorgio III si è innamorato di una di loro. Si tratta della Regina Charlotte che è nera nel mondo immaginario di Bridgerton, ma ci viene fatto credere che lo sia stata anche nel mondo reale. In realtà Carlotta di Meclemburgo – Strelitz era fulva e quasi diafana!

Il passato viene distorto per farlo entrare in sintonia con l’ossessione moderna con la diversità. Netflix conosce il suo potere e lo esercita, senza scrupoli, su milioni e milioni di utenti. La storia si impara inconsciamente con la somministrazione quotidiana delle serie tv “a sfondo storico”. La finzione diventa il fatto. Netflix fa leva sul pressappochismo dei giovani quando affrontano lo studio della storia.

J.R.R. Tolkien scrisse: “Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare”.


Dobbiamo insegnare ai nostri figli, ai nostri giovani a non omologarsi. Dobbiamo insegnargli a non dare nulla per scontato, a porre quesiti, ad essere vigili ed attenti. Dobbiamo dare loro in dono i nostri comportamenti, i nostri piccoli gesti quotidiani. Dobbiamo instillare in loro il seme del libero pensiero, che diventa vivo nella libera azione. Non possiamo lasciargli solo macerie.

Non possiamo estirpare tutte le erbe maligne del mondo, ma possiamo regalare loro un piccolo appezzamento di terreno fertile dove far germogliare i frutti che oggi abbiamo seminato. Dove l’humus delle nostre idee nutra ancora la speranza di credere in un futuro migliore di questo oscuro presente.

Pubblicato da Marco Spada

Dottore in Lettere (curr. Storico) e specializzando in "Scienze storiche" presso l'Università degli Studi di Messina; vivo a Milazzo e mi occupo, nell’ambito della ricerca, della correlazione tra società e dittature novecentesche. Caporedattore del giornale online "Tirrenico News" dal 2019 e collaboratore giornalista del mensile "Cultura Identità". Tradizionalista di stampo evoliano, interista di stampo morattiano.

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