Speranza insiste con le chiusure, la Gelmini lo gela

Speranza ci riprova. Appena pochi giorni dopo l’ennesima doccia fredda riservata al settore del turismo invernale, illuso fino all’ultimo di una ripartenza salvo poi essere freddato giusto poche ore prima che ripartissero le funivie, adesso il ministro della Salute insiste nel riproporre il medesimo schema. L’ultima idea è stata quella di un’Italia monocolore tendente all’arancione, ovvero quanto di più vicino esista per bloccare il paese, tentando di riprodurre quel modello che ha fatto sì che negli ultimi mesi del 2020 l’Italia godesse contemporaneamente dell’infausto primato di decessi da Covid19 per numero di abitanti e del peggior risultato economico tra i paesi del G20 con un’inesorabile -9 per cento di Pil. 


La linea rigorista di Roberto Speranza fa emergere peraltro le prime divisioni ideologiche nel neonato governo Draghi. Nel Cdm di ieri, infatti, il ministro della Salute avrebbe dipinto un quadro molto fosco della situazione, specificando che non si tratta di creare allarmismi, quanto piuttosto della constatazione che prima che i vaccini abbiano un effetto tangibile, e che si diffondono le tre varianti (inglese, brasiliana e sudafricana) risulteranno indispensabili nuove restrizioni. 


Molto più morbida invece la linea di Maria Stella Gelmini, neoministro degli affari regionali al posto dell’uscente Francesco Boccia, che ha invece posto l’accento sul fatto che vi sia la necessità di un’adeguata e tempestiva risposta alla sofferenza di molti settori produttivi, oltre che di quello sanitario, prestando inoltre attenzione a non creare ulteriori scontri e divisioni all’interno di un paese già pesantemente segnato da un anno di restrizioni. Una linea, quella del ministro forzista, che fa registrare già una netta inversione di marcia rispetto alla linea dura del suo predecessore, evidenziando così il contrappeso all’interno del nuovo governo determinato dalla presenza nell’esecutivo di due dei tre partiti del centrodestra. 
Basterà la determinazione di Maria Stella Gelmini ad arginare la mai sopita necessità di rigore del ministro Speranza?

DI BARTOLO SALVATORE

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