L’attualità di Joseph de Maistre a 200 anni dalla morte

Il 26 febbraio 1821 moriva a Torino il conte Joseph de Maistre, nato 67 anni prima a Chambéry, in Savoia.

Di formazione giuridica, orientò i suoi studi anche verso l’ambito teologico e filosofico, ricoprì vari incarichi pubblici nel Regno di Sardegna, tra i quali quello di ambasciatore del re Vittorio Emanuele I presso la corte dello zar Alessandro I e successivamente quello di ministro reggente la Gran Cancelleria.

Autore prolifico, fu tra i padri e tra i più eminenti rappresentanti del pensiero cattolico controrivoluzionario.

Furono suoi estimatori, tra gli altri, il beato Antonio Rosmini, Charles Augustin de Sainte-Beuve, Charles Baudelaire e San Giovanni Bosco che ne “La storia d’Italia raccontata alla gioventù” così lo descrive: «in mezzo alla moltitudine delle sue occupazioni trovò tempo di scrivere molte opere di sublime erudizione, che lo fecero chiamare il santo padre della filosofia. Amava la patria e la religione; e mentre le sue fatiche tendevano a beneficare altrui, con i suoi scritti faceva una costante opposizione ai principii della moderna falsa filosofia. […] È celebre tra le altre l’opera del de Maistre intitolata: Serate di Pietroburgo, nella quale per maniera di ameni trattenimenti svolge parecchie importanti questioni, in cui si nota una morale pura e religiosa, l’amore dell’ordine, della giustizia, grande elevatezza di pensieri e maschia eloquenza».

Le sue riflessioni risultano quanto mai attuali ancora ai nostri giorni.

Si pensi alla sua opera “Du Pape” del 1819, nella quale – con anticipo rispetto alla definizione dell’infallibilità da parte del Concilio Ecumenico Vaticano I -approfondisce il tema relativo al primato del Papa, affermando la necessità di seguirlo non solo nel suo magistero straordinario ma anche in quello ordinario.

Non meno utile per comprendere i tempi che stiamo vivendo è la sua critica alla modernità e all’Illuminismo e l’analisi del processo storico di decadimento dell’Occidente, di cui la Rivoluzione Francese era nella sua epoca solo l’ultima espressione di un percorso di allontanamento dal cristianesimo e di attacco all’autorità divina, che aveva avuto il suo inizio con la crisi della Cristianità medievale e si era manifestato inizialmente con la rivoluzione protestante.

A queste prime due tappe – protestantesimo e illuminismo – sarebbero poi seguite la rivoluzione socialcomunista e la rivoluzione culturale e sessuale del sessantotto, così come evidenziarono successivamente altri autori controrivoluzionari partendo dagli assunti demestriani.

Al processo rivoluzionario de Maistre oppone la Contro-Rivoluzione che, precisa nei suoi scritti, deve essere «non una Rivoluzione di segno contrario, ma il contrario della Rivoluzione», al fine non di ristabilire lo stato di cose precedente alla Rivoluzione ma, come lui stesso scrive in una lettera, di condurre alla «rettifica dello stato in cui siamo caduti».

Controverso invece rimane il suo rapporto con la massoneria, alla quale aderì e mai abiurò pur essendosene allontanato nell’ultima fase della sua vita. Sul punto – senza  addentrarci nelle motivazioni formali e ideali che gli fecero ritenere non valide, rispetto alle logge da lui frequentate, le condanne già all’epoca espresse dalla Chiesa – a distanza di due secoli dalla sua morte, anche alla luce dei successivi eventi storici e dei documenti magisteriali, che hanno permesso un maggiore studio e approfondimento della questione, si può affermare senza tema di smentita l’incompatibilità tra cattolicesimo e massoneria.

Ad ogni modo, Joseph de Maistre rimane ancora oggi autore fondamentale per comprendere le cause profonde della crisi dell’Europa e dell’Occidente e per potere approntare ogni azione necessaria affinché dalle macerie attuali possa edificarsi una nuova civiltà.

Certo, l’impresa è ardua, probabilmente appariva già assai difficile allo stesso de Maistre, che qualche tempo prima di morire affermava di stare finendo e andando via insieme all’Europa, ma altrove, in uno scambio epistolare con Louis de Bonald, altro pensatore controrivoluzionario, riferendosi alla situazione francese scriveva: «gli elementi di tutte le Costituzioni sono gli uomini; non vi sono per caso più uomini in Francia?».

Questo dev’essere dunque lo spirito di chi non vuole arrendersi all’attuale decadimento rivoluzionario: conquistare le persone una alla volta, e di persona in persona ricostruire relazioni, ambienti, comunità e rimettere i popoli sulla giusta rotta.     

Luca Basilio Bucca

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