Il “si” a Draghi spacca il M5S: rischio scissione concreto

I militanti grillini iscritti alla piattaforma Rousseau hanno detto “si” all’esecutivo di larghe intese a guida Draghi, con dentro anche il nemico giurato di sempre Silvio Berlusconi, e adesso il MoVimento 5 Stelle è davvero caos. Lo spauracchio scissione appare infatti ormai dietro l’angolo. L’ala purista del movimento, ossia quella che guarda ai valori fondativi dell’origine pentastellata, è letteralmente insorta dopo l’espressione del 59% degli iscritti che, nel voto sulla piattaforma Rousseau, hanno espresso il loro favore al premier incaricato Mario Draghi.

La frattura all’interno del movimento arriva con l’annuncio di Alessandro Di Battista, che ha usato i social per comunicare la propria posizione: “Stavolta non ce la faccio. Da diverso tempo non sono in accordo con alcune scelte del M5S, è più che legittimo. Non posso far altro che farmi da parte. D’ora in poi non parlerò più a nome del Movimento 5 Stelle anche perché in questo momento il Movimento non parla a nome mio. Questa scelta politica di sedersi con determinati personaggi, in particolare con partiti come Forza Italia, con un governo nato essenzialmente per sistematizzare il M5S e buttare giù un presidente perbene come Giuseppe Conte... questa cosa non riesco proprio a superarla.
La mia coscienza politica non ce la fa”.


Alle dichiarazioni di Di Battista seguono a stretto giro quelle di Pino Cabras, parlamentare pentastellato. “Non voterò la fiducia a Draghi se le premesse sono queste, nessuno conosce il programma. Per convincermi, Draghi dovrebbe stupirmi con effetti speciali”, esordisce il deputato, che poi rincara la dose:”Quello di oggi su Rousseau è un referendum che non è avvenuto con le regole del referendum, dal momento che il quesito era inquinato dalla risposta che implicava. E’ stata una manipolazione”.
E quando si parla di scissione il parlamentare afferma: una dinamica che non è da escludere”. 

Rischio scissione concreto dunque, soprattutto se, come sembra, nelle prossime ore la lista dei dissidenti si allungherà ulteriormente con in testa possibili personaggi di spicco del movimento tra cui gli ex ministri Lezzi e Toninelli e l’attuale presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra, mostratisi negli ultimi giorni in aperto dissenso verso la scelta di iniziare questa nuova avventura di governo. 


Movimento spaccato in due, dunque: perché, se da un lato c’è chi intravede nel risultato della piattaforma Rousseau il lasciapassare in grado di fornire ogni giustificazione politica alla propria base, dall’altro, invece, c’è chi proprio non riesce a rassegnarsi all’idea di sedersi al tavolo con forze politiche invise e la cui netta contrapposizione ha da sempre rappresentato un caposaldo del mondo pentastellato. Il Movimento 5 Stelle non è mai stato così vicino all’implosione. 

DI BARTOLO SALVATORE

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