Governo Draghi tra pragmatismo e puristi: intervista a Nicola De Felice

Il centrodestra si divide sull’affaire governo Draghi. Vale più la linea purista dell’opposizione a oltranza di Giorgia Meloni o il pragmatismo strategico di Matteo Salvini che sembra aver aperto a Draghi? Ne abbiamo parlato con l’Ammiraglio Nicola De Felice, già alla guida della Marina Militare in Sicilia – oggi in pensione – e capo dipartimento Difesa della Lega nel Lazio.

Il governo Draghi continua a tenere testa nell’agenda mediatica italiana. La virata di Salvini su un possibile sostegno all’ex presidente di BCE sta facendo discutere. Secondo lei è un eccessivo pragmatismo strategico, volto a mettere alle strette Pd e 5S, oppure una scelta dettata da una nuova e rinnovata linea politica della Lega europeista?

La mossa di Salvini ha spaccato i 5S. Il giullare non affronta la stampa, Crimi balbetta indecorosamente la posizione del movimento, Lezzi e i vari Diba minacciano la secessione. Zingaretti è al suo ennesimo voltafaccia e il PD si sta spacca in tre o quattro parti. LeU non entra nel governo. Se il centrodestra fosse stato unito nella posizione di andare a guardare le carte di Draghi avrebbe sbaragliato completamente la sinistra: ora solo Salvini ha avuto il coraggio di sparigliare. Mantenendo ferma la rotta sugli obiettivi essenziali della destra, le strategie si attuano tenendo in conto gli strumenti che si hanno a disposizione, non discutendo del sesso degli angeli stando in attesa dell’aurora boreale del mondo indoeuropeo.

In questi giorni nuovi sbarchi a Lampedusa. I giornali non sembrano seguire più questa emergenza eppure i numeri sono impietosi. Quali proposte si dovrebbero mettere in campo per arginare il problema?

Responsabilizzare da un lato i governi europei che sono gli Stati di bandiera delle navi ONG, assumendosi il compito di protezione internazionale e di asilo politico dei clandestini che i mercanti di esseri umani gli inviano sotto bordo. Richiamare quindi gli ambasciatori accreditati a Roma delle rispettive bandiere (Spagna per Open Arms, Norvegia per Ocean Viking, Germania per Sea Watch) intimando il rispetto del Regolamento di Dublino. Dall’altro lato, per gli sbarchi “fantasma”, concordare con i Paesi del Magreb un pattugliamento misto nelle loro acque territoriali in modo da non permettere alcuna partenza. La pressione su quei Paesi affinché attuino questa politica di può ottenere anche tramite uno sforzo diplomatico che tenga conto dei rapporti commerciali, economici e militari bilaterali. Per il flusso migratorio proveniente dai Balcani, intimare a Croazia e Slovenia di rispettare le norme che impongono a quei Paesi di identificare gli irregolari e di portarseli a casa loro, come fa la Francia con noi a Ventimiglia.

Il processo Salvini sembra essere finito in un angolo, sgonfiato dei suoi effetti politici, le due vicende sembrano non aver prodotto il tracollo politico dell’ex Ministro dell’Interno: che idea si è fatto?

Che come ho sempre pensato e detto, quel processo è politico – confermato anche dal dott. Palamara nel suo libro “Il Sistema” – e che sia le norme internazionali che le sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo così come la politica condivisa dall’intero governo Conte 1 danno ragione a Salvini. Chi ha giudicato preliminarmente è in difetto e deve darne conto all’opinione pubblica italiana ed europea. Chi dev’essere processata è la signora Rackete. Salvini per contro ha sempre rispettato le norme internazionali e la legge italiana.

Dove ha sbagliato il governo Conte in questi mesi? 

È innegabile che tanti errori sono stati fatti su temi chiave quali la battaglia contro la pandemia – strategia errata che ha anteposto l’approvvigionamento dosi vaccinali, tra l’altro delegandolo ingenuamente all’UE – alla pianificazione, alla politica economica dei ristori, alla politica estera (caso Libia docet), alla politica interna e migratoria, alla scuola e ai cantieri fermi. Un fallimento totale su tutti i fronti. 

Essere conservatori oggi è soprattutto un modo di vivere la vita seguendo valori vicini alla tradizione cristiana e all’humus dell’Occidente. Difesa della Patria e della famiglia, tutela della vita e delle tradizioni. C’è bisogno in Italia di un governo conservatore? Lei si definirebbe un conservatore?

Credo che gran parte degli italiani siano convinti della necessità di un governo stabile, determinato, sovrano, capace di riportare l’Italia ad assumere quel ruolo che il destino gli ha assegnato con i suoi 28 secoli di storia, di cultura, di civiltà, di capacità soprattutto individuale su temi essenziali della vita. Come mi definisco? Se conservatore vuol dire amante delle tradizioni, dell’identità popolare e nazionale, di un’Europa dei popoli, di una politica di rispetto della sovranità e della tutela degli interessi nazionali, dell’auto conservazione delle caratteristiche del nostro popolo, di una politica migratoria controllata, di una politica interna che dia efficienza, sicurezza, pulizia, decoro e bellezza (obiettivi che si raggiungono con persone competenti, preparate, determinate e con una visione strategica delle cose da fare), di una politica sociale che dia benessere e sviluppo a tutti gli italiani con un’equa distribuzione delle ricchezze sulla base del rendimento di ciascuno di essi, allora potete definirmi conservatore.

Pubblicato da Santi Cautela

Giornalista pubblicista, Direttore de IlTirrenico.it ed esperto di comunicazione istituzionale. Vive e scrive dalla Sicilia. Conservatore per stile di vita.

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