Una panoramica sulla dottrina sociale della Chiesa

Dottrina sociale della Chiesa. Di tempo in tempo compaiono sulla scena politica nuovi movimenti, partiti o associazioni variamente definiti e definibili che dichiarano di ispirarsi ad essa, di fondare su di essa la propria azione, di volersene fare interpreti.

Ma quanti conoscono effettivamente la dottrina sociale della Chiesa e agiscono davvero in coerenza con il suo insegnamento? E quanti, di contro, nel contestarne i contenuti e rifiutarne l’applicazione, possono ritenersene assolutamente distanti idealmente e praticamente? Probabilmente in entrambi i casi meno di quanti si pensi.

Non appare dunque inutile, soprattutto per chi con animo sincero voglia farsi guidare da questo importante magistero, approcciarsi ad elementi che ne forniscano una prima conoscenza – seppure superficiale – e che possano fungere da stimolo per un maggiore approfondimento.

Cos’è dunque la dottrina sociale della Chiesa? Molto semplicemente il Decalogo, i dieci comandamenti applicati alla società. La dottrina sociale della Chiesa nasce quindi ben prima del XIX secolo come risposta alla questione operaia e all’avanzata del socialismo e va ben oltre le encicliche stricto sensu sociali, si tratta di un corpus dottrinale assai vasto, marginalizzato da alcuni ambienti ecclesiali nella fase postsessantottina e rilanciato mirabilmente da San Giovanni Paolo II durante il suo pontificato.

Solo qualche esempio, certamente non esaustivo, circa le implicazioni sociali di queste regole morali.

Non avrai altro Dio fuori di me. Non nominare il nome di Dio invano. Ricordati di santificare le feste. Dai primi tre comandamenti, riguardanti il rapporto dell’uomo con Dio, discende il riconoscimento della libertà di religione e di coscienza e il diritto di professare, anche pubblicamente, la propria fede. 

Onora tuo padre e tua madre. Precetto che fa riferimento chiaramente ai rapporti intra-familiari, ma anche ad ogni rapporto tra superiori e sottoposti, giungendo fino all’amor patrio e all’impegno politico.

Non uccidere. Il quinto comandamento richiama al rispetto della vita dal concepimento al termine naturale, al rifiuto della droga e della violenza, alla riflessione sulle modalità per perseguire la pace tra i popoli.

Non commettere atti impuri. Non desiderare la donna d’altri. Il sesto e il nono comandamento invitano alla tutela e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna.

Non rubare. Non desiderare la roba d’altri. Il settimo e il decimo comandamento richiamano al rispetto della destinazione universale dei beni e della proprietà privata, impegnando alla giustizia e alla carità.

Non dire falsa testimonianza. L’ottavo comandamento esige la lealtà nelle relazioni sociali e un’informazione rispettosa della verità.

Si tratta di prescrizioni valide solo per i cattolici? Certamente no. Ogni uomo, ben disposto e con retta ragione, può riconoscerle e condividerle indipendentemente dalla fede eventualmente professata.

Torneremo su questi e altri argomenti in prossimi contributi sempre su “Il conservatore”.

Luca Basilio Bucca

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: