Il buon Samaritano potrebbe passare per la seconda volta.

Al Prof. Mario Draghi il tentativo di riuscire laddove la politica ha fallito.

“Un uomo scendeva da Gerusalemme verso Gèrico, quando incontrò i briganti. Gli portarono via tutto, lo presero a bastonate e poi se ne andarono lasciandolo mezzo morto. Un uomo della Samaria, che era in viaggio, gli passò accanto, lo vide e ne ebbe compassione. Gli andò vicino, versò olio e vino sulle sue ferite e gliele fasciò. Poi lo caricò sul suo asino, lo portò a una locanda e fece tutto il possibile per aiutarlo. Il giorno dopo tirò fuori due monete d’argento, le diede al padrone dell’albergo e gli disse: ‘Abbi cura di lui e se spenderà di più pagherò al mio ritorno”.

Pensavo a questa parabola che rievoca i tempi in cui, bambino, frequentavo il Catechismo. Il brigantaggio di una politica inetta che ha appena calpestato la democrazia di un popolo a cui viene (per motivi discutibili) negato il suffragio, la stessa politica colpevole di una gestione della pandemia globale, inefficace, insufficiente e lontana dalle reali esigenze di un popolo martoriato, nella psiche e nel portafoglio. Una classe politica disperatamente attaccata mani e piedi alla poltrona, incapace in un anno e mezzo, di attuare anche una minima parte delle riforme annunciate in pompa magna. Tocca a Mario Draghi il ruolo del Samaritano pronto a cogliere, per la seconda volta, in meno di dieci anni, un’Italia bastonata e derubata dalla pandemia e da una classe politica inadeguata.

Ci chiamavano Piigs, in quel torrido Luglio del 2012, quando il buon samaritano ci salvò la prima volta, era il momento di maggior acume della crisi del debito sovrano che, partendo dalla Grecia, si era rapidamente propagata all’intera periferia europea (venne infatti in quei mesi coniato il poco felice ma assai efficace acronimo PIIGS per indicare quei Paesi – Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna – il cui debito pubblico stava seguendo un percorso autodistruttivo e potenzialmente pericoloso per la tenuta della moneta unica). Mario Draghi, all’epoca Presidente della BCE, pronunciò una frase destinata a passare alla storia: «Within our mandate, the ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro and, believe me, it will be enough». Tradotto: la BCE, nei limiti della sua costituzione, si impegna ad adoperare qualunque tipo di strumento necessario per garantire la tenuta della moneta unica.

Le conseguenze di queste poche, semplicissime parole furono immediate. Lo spread in pochissimo tempo passò da livelli altissimi a dei livelli molto più bassi e accettabili, in virtù del fatto che, in qualche modo, la Banca Centrale Europea si poneva come garante impegnandosi a evitare il default dei PIIGS e di qualunque altro Paese evidenziasse in futuro difficoltà nel mantenere in ordine le proprie finanze pubbliche.

Il mio animo liberal-conservatore mi fa desiderare il voto, come trionfo della democrazia, quella per cui i miei avi hanno versato il sangue, i fatti mi impongono di sperare in un secondo passaggio del buon Samaritano, ma che sia un Samaritano severo, che salga in cattedra insegnando che laddove la politica fallisce per incapacità ed inadeguatezza del ruolo, la preparazione, lo studio e le capacità possano vincere. Ci attendono grandi sfide, occorrono uomini forti in plancia di comando, speriamo che sia la volta buona.

Santi Grillo

Co-fondatore de “Il conservatore”

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