L’ex toga Palamara: “Napolitano dietro le inchieste su Berlusconi. Dovevamo farlo cadere ad ogni costo”!

di Salvatore Di Bartolo – Il caso Palamara, ex presidente di Anm e membro del Csm, torna d’attualità con l’uscita del suo libro-intervista “Il sistema“, scritto dal direttore del Giornale Alessandro Sallusti. Un volume in cui l’ormai ex magistrato si sfoga e vuota il sacco sulla storia segreta della magistratura italiana, non rinnegando nulla, ma al contrario ammettendo esplicitamente di essere consapevole di aver creato un sistema che per anni ha influenzato il mondo della magistratura e, conseguentemente, le dinamiche politiche e sociali del Paese. “Non rinnego ciò che ho fatto” – afferma Palamara – “colleghi magistrati, importanti leader politici e uomini delle istituzioni, molti dei quali ancora al loro posto, hanno partecipato con me a tessere questa tela ed erano pienamente consapevoli di ciò che stava accadendo”.

“Voglio essere chiaro” – prosegue l’ex toga – “dal 2008 fino al 2011, quando il governo Berlusconi cadde sotto i colpi dello spread, ci fu una mobilitazione di toghe contro l’allora presidente del consiglio e, come da prassi costante dell’Associazione nazionale magistrati, l’attività è sempre stata condivisa con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E’ impensabile sostenere che negli anni di cui stiamo parlando l’Anm si sia mossa fuori dalla copertura del Quirinale, con il quale veniva condivisa ogni decisione che comportasse una rilevanza politica”.

A questo punto, Luca Palamara cita quanto accaduto nel dicembre 2010: “L’Anm e Gianfranco Fini, allora presidente della Camera ed alleato di Berlusconi, fecero un accordo segreto per bloccare il ddl intercettazioni, da sempre inviso alla magistratura, in cambio di protezione per lo stesso Fini ed i suoi”. E prosegue, “nel gennaio 2011, quando partirono le perquisizioni nelle abitazioni di numerose ragazze e Berlusconi venne indagato per concussione, lo dico onestamente, fummo tutti un po’ perplessi. L’obiettivo era farlo cadere a tutti i costi”. 

In conclusione, ciò che emerge dalle dichiarazioni di Palamara, è che, sin dal 2008, la linea dell’Anm, concordata con l’allora inquilino del Quirinale, che quindi era molto più di un semplice osservatore privilegiato, prevedeva il ricorso ad ogni mezzo possibile pur di far cadere il governo Berlusconi. 


	

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