Un governo conservatore per l’Italia: intervista a Daniele Capezzone

Daniele Capezzone scrive per il quotidiano La Verità (per cui cura anche la rassegna online #LaVeritaAlleSette) e per il magazine Atlantico. In tv appare come commentatore in alcuni programmi delle reti Mediaset.

Ha lasciato l’arena politica dopo essere stato due volte parlamentare, e dopo aver presieduto la Commissione Attività produttive (2006-2007) e la Commissione Finanze (2013-2015) della Camera dei deputati. Atlantista, liberale classico, detesta il politicamente corretto. Ha pubblicato per Piemme “Likecrazia”. 

Il governo Conte sembra avere una buona dose di conoscenza dei tempi comunicativi tant’è che “il ritorno alla normalità” dopo la conta in Senato ha fatto scendere l’attenzione sull’instabilità del governo. Un tema che però, risulta quanto mai attuale e urgente…

“Quello che mi lascia sgomento è il fatto che governo e maggioranza sembrino aver drammaticamente smarrito ogni contatto con la realtà: solo nel 2020 ci sono state 500mila aziende chiuse, nei prossimi mesi rischiamo uno tsunami di fallimenti e licenziamenti, e invece la discussione politica e mediatica avviene su giochi – peraltro modesti – di politics. Temo non si rendano conto di quanto tutto ciò possa alimentare rabbia e rifiuto della politica da parte dell’Italia reale” 

Secondo Lei quali strade si aprono per il Presidente Mattarella e cosa sarebbe auspicabile alla luce dei possibili risvolti in Parlamento?

“In termini di pura descrizione oggettiva degli scenari possibili, ce ne sono quattro: che il reclutamento di senatori al Senato da parte del governo Conte riesca; che invece l’attuale maggioranza riapra il dialogo con Matteo Renzi; che, con un altro premier, si vada a un governo più largo o addirittura di unità nazionale; e infine, che si vada a uno scioglimento delle Camere con elezioni. Personalmente, ritengo che la strada maestra sia l’ultima, e a mio avviso già la si sarebbe dovuta imboccare a settembre del 2019, anziché dar vita al fallimentare esperimento giallorosso. Come criterio generale, credo sia sempre opportuno, nelle situazioni di crisi politica acuta, evitare che si allarghi il fossato tra l’aritmetica parlamentare e il sentimento del paese. E’ sempre meglio che un governo e una maggioranza abbiano un saldo legame con la volontà dell’opinione pubblica”

Per molti analisti le elezioni anticipate sarebbero una sciagura. In molti temono un governo di centrodestra figlio di un momento difficile per il Paese, condizionato dalla paura del covid e dall’instabilità economica. Perché il centrodestra fa così paura?

“Più ancora del centrodestra, ad alcuni – e da molti anni – fa paura l’elettorato. C’è un’abitudine e un’attitudine di alcuni, e a mio avviso si tratta di un’impostazione sciagurata, a separare kratos e demos, a ritenere che la democrazia sia più “sicura” se gestita da presunti “competenti” scollegati dal consenso popolare. Ecco, io la penso in modo opposto: a maggior ragione in tempi confusi come questi, è sano avvicinare istituzioni e cittadini, non allontanarli”

C’è vita su Marte ma anche nel centrodestra… Giorgia Meloni e Matteo Salvini, sondaggi alla mano, si contendono la leadership del futuro e possibile governo di centrodestra. Può questa “corsa” interna alla coalizione generare fratture e instabilità o è invece un elemento di vigore democratico? 

“Che ci sia competizione è fisiologico. Mi auguro tuttavia che il centrodestra non si faccia contagiare o irretire dal clima neoproporzionalista che l’attuale maggioranza vuole ricreare. E anzi auspicherei che i leader di tutte le forze alternative alla sinistra ragionassero – al di là delle loro differenze di partito – come se fossero già parte di un unico soggetto “repubblicano” (per dirla all’americana) o “conservatore” (se adottiamo il riferimento britannico). Insomma, il centrodestra (e molte cose mi pare vadano in questa direzione, compresa l’udienza al Quirinale chiesta e ottenuta congiuntamente dai tre partiti) farà bene a ragionare come un blocco politico unico, non consentendo a nessuno di farsi disarticolare. Altra cosa è naturalmente il dibattito interno e la gara di idee, cose sempre benvenute”

I valori conservatori possono ancora fare da traino all’azione politica ed eventualmente governativa della squadra del centrodestra? Quali priorità bisogna che si dia la compagine blu per risanare il Paese? Sempre che da qui a 6 mesi si vada al voto… 

“Meno tasse, meno regolamentazione, meno pubblico. E’ questa la carta da giocare per liberare le energie del settore privato, per sottrarre le famiglie e le imprese alla gabbia in cui sono state rinchiuse” 

Un’ultima domanda sui primi giorni di Biden alla Casa Bianca: che idea si è fatto?

“Un preoccupante divario tra le parole e i fatti. A parole, grandi appelli all’unità e alla riconciliazione. Nei fatti, temo, comportamenti volti a ignorare la mezza America che non vota dem. Quanto al piano internazionale, è ancora presto per giudicare: temo però che diversi avversari dell’Occidente contino su una maggiore debolezza di questa amministrazione. Speriamo che questa valutazione sia errata” 

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A cura di Santi Cautela

Pubblicato da Santi Cautela

Giornalista pubblicista, Direttore de IlTirrenico.it ed esperto di comunicazione istituzionale. Vive e scrive dalla Sicilia. Conservatore per stile di vita.

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