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Il Conservatore è innanzitutto un rivoluzionario

Il Conservatore è un dominio, un blog, una persona, un politico o un intellettuale. Può essere tutto questo insieme.

Non abbiamo la presunzione di avere la risposta e neanche di fare la domanda opportuna ma, in questo spazio, puntiamo a dibattere sulle grandi tematiche del mondo conservatore, dalla vision politica all’eredità storica fino alle issues pensate su questo particolare frame politico.

Essere conservatori oggi vale sia nella vita personale come stile ma può anche essere trasposto su un retro-pensiero di matrice intellettuale, anti-conformista e purista nel genus. In tempi dove tutto è dettato dall’iper-liberismo, qualcosa da conservare si trova ancora. Suona come una domanda ma non lo è. Non somiglia neanche a una risposta. In mezzo, ci siamo noi.

Santi Cautela

Fondatore de Il Conservatore.it

La ‘caccia al no-vax’ è partita, come la ‘caccia al politico’ nella stagione di Mani Pulite

Clima decisamente pesante quello che si respira in queste ultime ore in Italia. Un paese letteralmente spaccato in due, tra chi ritiene che il green pass rappresenti una necessità vitale per ritornare a vivere e scongiurare il rischio di nuove chiusure e chi invece sostiene l’idea secondo la quale il suddetto lasciapassare rappresenti un forte limite alle libertà costituzionali. Una divisione netta, amplificata ulteriormente da quelli che potremmo semplicisticamente definire ‘gli addetti ai lavori’, siano essi politici, giornalisti, opinionisti o virologi. Sì, perché spesso e volentieri sono proprio le uscite infelici ed i toni inadeguati di chi in realtà sarebbe a preposto a ‘mantenere l’ordine‘ ad acuire ulteriormente scontri e spaccature. E poco importa poi se quei soggetti che alimentano il caos sono gli stessi che passano le loro giornate ad appiccicare l’etichetta di ‘irresponsabile’ a chi sceglie liberamente di non conformarsi al pensiero unico dominante.

Un vero e proprio clima da ‘caccia alle streghe’ che sta portando le masse ad identificare in un nemico da abbattere chi, compiendo una scelta libera e personale, decide di non sottoporsi alla somministrazione del vaccino od anche chi, anche se già vaccinato, manifesta una qualche obiezione nei confronti della scelta del governo di introdurre il green pass. Una ricerca spasmodica del colpevole di turno su cui riversare le colpe di una situazione che tende sempre più a sfuggire di mano a chi governa, e destinata ad acuirsi ancor di più nelle prossime settimane, allorquando, con l’arrivo dell’autunno, si evidenzierà necessariamente un fisiologico aumento dei contagi ed un conseguente peggioramento del quadro epidemiologico. Peggioramento che, visti i presupposti, verrà di certo imputato ad una determinata categoria identificata con il ‘no-vax’, con tutte le conseguenze che da questo poi scaturiranno.

Una situazione esplosiva dunque, così come in Italia non se ne vedevano da tempo. Bisogna infatti tornare indietro ai primi anni novanta ed alla stagione passata poi alla storia come ‘Tangentopoli’ per ritrovare un tale livello di scontro e di esasperazione collettiva nel paese. In molti si chiederanno adesso, cosa c’entra adesso Tangentopoli con il green pass, qual’è il nesso logico che lega le due vicende apparentemente distanti anni luce. Il nesso esiste, eccome! Anche in quei giorni infatti, come oggi, la quasi totalità degli organi di stampa e del mondo intellettuale trovò improvvisamente una sorta di simbiosi ed un medesimo obiettivo: fare fronte comune contro chi, in quel momento, veniva considerato il nemico da abbattere a tutti i costi: la partitocrazia.

Si iniziò quindi a dipingere il politico come il ‘male assoluto’, il ‘ladro’, il ‘corrotto’. Ieri il politico, oggi il manifestante, dipinto ora come ‘no-vax’, ora come ‘irresponsabile‘, ora ‘estremista di destra. Gli attori sulla scena sono evidentemente diversi, ma il copione è spaventosamente simile. Si identifica un nemico od una categoria di nemici, gli si sguinzagliano contro i ‘giornalisti di regime’ che bombardano letteralmente le masse di informazioni tese a screditare il nemico di turno e miranti ad inculcare nell’uomo un’idea ben definita: ‘eccolo, è lui il male da estirpare a tutti i costi per tornare a vivere.’ Si crea così un clima artefatto di odio e di frustrazione collettiva, in cui il giustizialismo regna incontrastato. Odio che potrà essere placato soltanto attraverso il gesto estremo: ‘l’abbattimento del nemico pubblico’.

Allora fu la politica a soccombere, e con essa quel Bettino Craxi che in quel momento rappresentava ‘l’uomo forte’ , quindi quale miglior simbolo da sacrificare sull’altare della giustizia per estirpare il cancro della corruzione e ristabilire una situazione di legalità. Oggi, invece, il bersaglio è il manifestante o chiunque si opponga all’ideologia di stato, che con la sua irresponsabilità mette a rischio la vita e la salute altrui. Evidentemente manca ancora un personaggio da eleggere a simbolo e quindi a ‘male supremo’, a bestia feroce da sacrificare perché il popolo possa finalmente comprendere le reali conseguenze del non essersi conformati alla nuova ideologia dominante. Ma per quello c’è tempo. Nel frattempo la ‘caccia al no-vax’ è già partita!

DI BARTOLO SALVATORE

All’inferno si scende a piccoli passi

In 506 giorni abbiamo “accettato” praticamente tutto. Prima il coprifuoco, poi la proroga dello stato di emergenza al 31 dicembre, adesso ci dovremo piegare anche all’utilizzo di un pass per accedere in un ristorante o per allietarci con un film al cinema. Prima di discutere del degrado costituzionale che sta colpendo il nostro già martoriato Paese, è necessario capire da dove parte questo fenomeno illiberale.

Si sta costruendo, in maniera molto simile al modello cinese, un sistema di controllo sempre più pervasivo della vita dei cittadini. Lo stato, tramite dichiarazioni fuorvianti e pericolose, divide la massa e fomenta discordie per imporre nuovi modelli di vita. Ciò che mi sento di affermare è che non avremo mai più indietro quei lembi di libertà strappatici pian piano durante questo anno e mezzo.

Avendo accettato una quantità di misure straordinarie pressoché infinite, il callo si è ormai formato e sarà arduo rimuoverlo. La nuova composizione societaria in senso restrittivo e limitativo ha reso profetici gli scritti di Orwell e Huxley. L’obbligo del green pass per entrare in cinema, ristoranti e altri luoghi pubblici è solo l’ultima limitazione in ordine di tempo, ma prepariamoci al peggio nei prossimi mesi.

Se il numero dei contagi dovesse salire, la colpa andrà a coloro che hanno deciso – o sono costretti per motivi di salute – di non sottoporsi all’inoculazione, poiché la narrazione dominante ha stabilito ciò per non venir meno al tradizionale “divide et impera“. Il green pass, nato per gli spostamenti tra i paesi dell’UE, è uno strumento che lede la libertà e apre la porta ad ulteriori restrizioni lesive di altri diritti: uno su tutti quello del lavoro.

Dovrebbe fare orrore a tutti una distinzione in cittadini di serie A provvisti del pass e cittadini di serie B non forniti di esso. Invece, specialmente in Italia, non è così. Si leggono quotidianamente dichiarazioni di odio da parte di finti giornalisti, medici di laboratorio e generali. Ne citerò alcuni:

“Nelle piazze il virus del No-Pass” (La Stampa, 25/7/2021), “Confindustria, mossa anti no-vax: senza vaccino niente stipendio, la proposta” (QuiFinanza, 21/7/2021), “Covid, Bassetti: “Attacchi no-vax sono attacchi di organizzazioni criminali a Stato” (Adnkronos, 25/7/2021), “L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire, dice Draghi” (La Repubblica, 23/7/2021), “Propongo una colletta per pagare ai nova gli abbonamenti Netflix per quando dal 5 agosto saranno agli arresti domiciliari chiusi in casa come dei sorci” (Roberto Burioni, profilo Twitter), “Selvaggia Lucarelli ed Heather Parisi, scintille social: “Vorrei un virus che mangia gli organi riducendoti a poltiglia”, la ballerina replica” (Libero, 27/2/2021), “Andrea Scanzi, il post virale condiviso: vedervi morire come mosche, uno spettacolo” (Corriere dell’Umbria, 28/10/2020), “Caccia ai non vaccinati, sono oltre 17 milioni” (La Repubblica, 19/7/2021), “Ilaria Capua e la provocazione: “No vax paghino costi ricoveri” (Adnkronos, 22/7/2021), “Emilia, assessore regionale propone carrozze treno per vaccinati e non” (TgCom24, 21/7/2021), “No vax, bamboccioni senza cervello” (La Stampa, 24/7/2021), “Vaccino covid, Crisanti: No vax si ammala? Paga le cure” (Adnkronos, 9/7/2021), “Variante Delta, Bassetti: Covid in autunno? In lockdown solo i non vaccinati” (Adnkronos, 2/7/2021), “Team della Difesa e medici di base. Partita la caccia ai No Vax over 60” (ilGiornale, 28/6/2021).

Il clima di vera e propria caccia alle streghe originatosi dalle follie di Speranza durante il governo Conte con la conseguente tirannia del pass creata dal vescovo di Goldman Sachs porterà all’esasperazione di un conflitto sociale già in atto. Fanno certamente dispiacere le parole di Liliana Segre: “chi non si vaccina stia isolato”, poiché questa dichiarazione la mette sullo stesso piano dei suoi carnefici.

Resta da chiedersi il perché di una discesa verso l’abisso così tremenda, ma non dovremmo sorprenderci troppo. La miseria della natura umana si è svelata per intero durante questo periodo e sicuramente si scenderà ancora più in basso. Ma in punta di piedi, senza far troppo rumore. Perché all’inferno si scende a piccoli passi.

La censura degli ‘eretici’: Instagram imbavaglia Porro e Capezzone

Nicola Porro e Daniele Capezzone due voci fuori dal coro, due professionisti che coraggiosamente hanno scelto di non allinearsi al pensiero unico dominante, due veri liberali! Mica come tutti coloro i quali in questi anni hanno ripetuto fino alla nausea di essere tali salvo poi eclissarsi nel momento in cui bisognava davvero darne prova. Due personaggi pubblici molto stimati ed apprezzati, con un seguito importante ed in costante crescita tra gli italiani, i cui punti di vista, spesso e volentieri in contrasto con quelli del mainstream, non passano di certo inosservati.

Alle ore 19 del 22 luglio, i due giornalisti fissano una diretta Instagram per commentare le decisioni assunte dal Consiglio dei Ministri in merito all’introduzione dell’obbligatorietà del green pass in Italia. Lo stesso giorno, alla stessa ora, è fissata la conferenza stampa del premier Mario Draghi per annunciare agli italiani le decisioni assunte dal Cdm.

Una diretta molto seguita quella di Porro e Capezzone, nella quale i due giornalisti “si permettono il lusso” di sollevare qualche (più che lecita) obiezione in merito alle misure introdotte dal nuovo decreto ed ai conseguenti risvolti sul piano del rispetto dei diritti e delle libertà costituzionali. È così, accade che Instagram decida inspiegabilmente di censurare i due opinionisti in quanto rei di aver violato “le policy dell’azienda”.

Violazione delle policy dell’azienda: una mannaia che si abbatte puntualmente su chi tende ad assumere posizioni in contrasto con l’ideologia dominante. Ma d’altronde si sa, Instagram è di proprietà di Facebook, altro social network che di censura qualcosa s’intende.

Ma da cosa deriva questa applicazione così allegra dello strumento della censura da parte dei social? Dando un’occhiata al pacchetto azionario di Facebook, non si fatica molto a comprendere chi siano i principali investitori istituzionali del noto social network. Gli stessi investitori che, casualmente, detengono cospicue partecipazioni in diverse Big Pharma impegnate nella produzione e nella commercializzazione dei vaccini anti Covid nel nostro paese.

E allora il quadro inizia improvvisamente a delinearsi e ciò che poteva apparire almeno inizialmente inspiegabile adesso tende a palesarsi per ciò che in realtà è: una violazione dell’interesse economico e finanziario di chi detiene il controllo dell’informazione e dell’industria farmaceutica. E suvvia, non si può mica pretendere che questi interessi vengano posti in secondo piano per il rispetto di qualche principio costituzionale!

DI BARTOLO SALVATORE

Cari post-comunisti, da oggi i fascisti siete voi!

22 luglio 2021: una data probabilmente destinata a restare nella storia della nostra nazione. La data in cui il governo guidato da Mario Draghi approva il decreto che sancisce l’estensione del Green pass e con esso una miriade di limitazioni ai diritti costituzionalmente riconosciuti al cittadino.

Una decisione senza precedenti nella storia repubblicana che evoca spettri che credevamo sepolti da tempo. Per trovare una decisione di simile portata bisogna infatti andare a ritroso al 5 settembre 1938, giorno in cui il regime fascista approvò la leggi razziali.

Adesso, fermatevi per un attimo a riflettere e pensate cosa sarebbe successo in Italia se ad approvare un simile scempio costituzionale fosse stato un governo di centrodestra, magari guidato da Giorgia Meloni, o perlomeno con Fratelli d’Italia in maggioranza e le sinistre all’opposizione. Risposta scontata: tutti a gridare al fascismo, a parlare di deriva autoritaria, a chiedere la testa della Meloni o di qualche suo alleato esposta in pubblica piazza.

E invece no. Questa volta il partito della Meloni rappresenta l’ultimo vero baluardo di libertà. L’unico partito che, unitamente ad una ristretta schiera di coraggiosi giornalisti ed intellettuali, vedi Nicola Porro, Mario Giordano, Daniele Capezzone e Vittorio Sgarbi, sta cercando di portare avanti un’autentica battaglia di civiltà per mantenere viva in questo paese la fiammella della libertà.

Tutto il resto è noia“, come avrebbe detto in questi casi il maestro Franco Califano, uno che la libertà la cantava e la difendeva, mica un Fedez qualunque. Tutti “ginnasti dell’obbedienza” come li soleva definire De Andrè, un altro che di libertà s’intendeva. Tutti proni al nuovo regime terapeutico, con in testa ovviamente le sinistre, che il green pass lo hanno fortemente voluto e difeso a spada tratta dagli attacchi degli “irresponsabili“, dei “no-vax” e dei “fascisti“.

Ed è proprio questo il punto: a partire da oggi, quei moralisti casti e puri che da 75 anni a questa parte bollano come “fascista” tutto ciò sia contrario alla loro ideologia, abbiamo almeno la decenza di smettere di gridare al fascismo un giorno sì e l’altro pure. Siete voi ad aver tolto la libertà agli italiani. Siete voi ad aver imposto limitazioni a tutti i diritti riconosciuti dalla nostra carta costituzionale. Siete voi ad invocare la ghettizzazione fisica e culturale di chi non si conforma alle vostre scelte ideologiche. Siete sempre voi ad aver creato un clima infame e discriminatorio mettendo gli italiani “l’un contro laltro armati“. Cari post-comunisti, da oggi i fascisti siete voi. Fatevene una ragione!

DI BARTOLO SALVATORE

Un milione di euro: estorsione di Stato a Sallusti

L’Avvocatura generale dello Stato ha chiesto un milione di euro di risarcimento per i presunti “danni d’immagine” che il libro-intervista ‘Il Sistema’ di Alessandro Sallusti avrebbe procurato alla magistratura e più in generale al paese. Un azione senza precedenti quella avanzata nei confronti del direttore di ‘Libero’ e di Luca Palamara da parte degli avvocati dello Stato che in un colpo solo mette in discussione la libertà di espressione, quella di informazione e quella di stampa.

Ed è proprio qui che nasce il paradosso: lo Stato, anziché chiedere i danni ai magistrati, come avrebbe avuto senso fare alla luce del discredito che loro hanno gettato sull’Italia, chiede invece un risarcimento milionario all’autore del libro, cioè a chi, attraverso un lavoro serio e documentato, ha permesso agli italiani di conoscere i tanti misfatti del sistema giudiziario italiano.

Un vile tentativo di estorsione insomma, avanzato dallo Stato nei confronti di Sallusti e Palamara. Colpirne due per educarne cento, per scongiurare il rischio di altri ‘casi Palamara’. Questo l’intento, neanche troppo nascosto, di chi ha deciso di avanzare questa assurda richiesta. Tutto ciò, a dimostrazione del fatto che l’opera del direttore Sallusti abbia colto nel segno e di quanto il sistema sia ancora oggi radicato e potente, così come svelato proprio da Luca Palamara.

DI BARTOLO SALVATORE

In tempo di Covid c’è ancora chi muore di fame: le follie burocratiche del regime cubano

Da mesi il mondo è in ginocchio a causa del dilagare della pandemia da Coronavirus e delle sue varianti, ma in diverse parti del mondo non si muore di solo Covid, si muore soprattutto di fame. È il caso di Cuba, l’isola comunista che in queste ultime settimane sta affrontando la peggiore crisi alimentare degli ultimi trent’anni.

In un paese che importa oltre il 70% del cibo destinato a soddisfare il fabbisogno alimentare dei propri cittadini, gli scaffali dei supermercati sono ormai vuoti da tempo, anche a causa dei prezzi a dir poco proibitivi per le tasche dei cubani. In tutto ciò, il governo cubano attribuisce la carenza di cibo principalmente alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti che, lo scorso 24 giugno, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso di condannare come succede ormai ogni anno dal lontano 1992.

Sanzioni Usa, aumento dei prezzi globali (+40%), crisi del comparto turistico che un tempo valeva il 10% di Pil cubano ma oggi si è ridotto drasaticamente passando dai 4 milioni di visitatori del 2019 a circa un milione del 2020, un mix esplosivo che sta trascinando i cubani nel baratro. Ma Cuba, si sa, è anche l’isola delle stranezze e delle follie di regime: emblematico in questo senso è il caso della macellazione dei bovini.

Il regime cubano aveva stabilito che se una mucca non avesse raggiunto un certo limite d’età non si sarebbe potuta macellare, adesso, a causa della crisi alimentare, gli allevatori hanno la possibilità di abbattere i bovini sia per la vendita delle carni che per per soddisfare il proprio fabbisogno alimentare. Purtuttavia, è necessario prima passare da una serie di follie burocratiche, ivi compresa la certificazione che la mucca abbia prodotto almeno 520 litri di latte all’anno. Inoltre, per evitare che le mandrie si riducano eccessivamente, è consentito macellare soltanto una mucca ogni tre vitelli. E poi sono richieste ancora tutta una serie di autorizzazioni per la macellazione dell’animale. Insomma, non proprio il massimo per un popolo che muore letteralmente di fame.

Ma ciò che riguarda il bestiame è solo l’ultima, in ordine cronologico, delle tante stranezze cubane. Il regime, ad esempio, impone agli agricoltori di vendere il loro intero raccolto allo Stato a prezzi non competitivi. Per far fronte a questa crisi alimentare, molti cubani residenti all’estero stanno cercando di aiutare i loro familiari a combattere la fame inviando dei pacchi. Ma anche in questo caso, le difficoltà sono notevoli: le merci provenienti dagli Stati Uniti, che un tempo richiedevano due settimane per essere consegnate, ora possono impiegare fino a quattro mesi per giungere a destinazione poiché la carenza di carburante e di mezzi a Cuba rende più difficile l’ultima tappa della consegna.

E la politica in tutto ciò sta dando le risposte dovute? Sì, ma solo per peggiorare ancor di più la situazione: la Banca Centrale ha infatti imposto ai cubani, a partire dal 21 giugno scorso, il divieto di depositare dollari sui propri conti correnti bancari. Ci si potrà limitare solamente a scambiarli con euro ed altre valute, ovviamente pagando delle laute commissioni. L’effetto immediato di tale provvedimento è stato una marea umana di cubani in fila agli sportelli per depositare dollari per poter comprare generi alimentari di prima necessità. Giusto per non farsi mancare nulla nell’isola delle follie da regime.

DI BARTOLO SALVATORE

Il trionfo della Ripartenza: il mondo liberale è ancora vivo

Avete mai partecipato ad una tavola con duemila commensali intenti a cibarsi di una deliziosa zuppa di Porro? Io sì e non di certo in un grande ristorante sfarzoso, ma al Petruzzelli, uno dei teatri più belli d’Europa. La Ripartenza sancisce l’apertura di una nuova via di consapevolezza rispetto al pensiero unico del virus. Il teatro barese ha visto sfilare sul suo palco una moltitudine di ospiti provenienti dai settori più disparati.

La sessione del sabato mattina ha visto il mattatore Nicola Porro conversare con lo shock jock Giuseppe Cruciani in una puntata speciale della Zuppa. Tantissimi gli argomenti discussi: dal tema vaccini al ddl Zan, passando per il caso Davigo. Grazie a questa prima sessione si è potuta metaforicamente assaporare la stupenda essenza del pluralismo. Porro da un lato, fortemente liberale e più vicino alle ragioni di Stato; Cruciani dall’altro, prepotentemente anarchico e lontano – al pari del collega – dalle logiche che intorpidiscono il popolo.

La seconda parte della sessione mattutina ha visto alcuni dei più importanti imprenditori italiani – e non solo – conversare con Porro sulla ripartenza del made in Italy. Da Guido Grimaldi, direttore commerciale di Grimaldi Lines, passando per Francesco Casillo, Sir Rocco Forte, Fabio Lazzerini e Marco Pozzo. Nel mezzo vi erano alcune delle realtà imprenditoriali più importanti d’Italia: quella del vetro e degli arredamenti, della produzione di pasta, pane e pizza, degli hotel e dei mezzi di trasporto.

Ad un certo punto, mentre che Bari veniva colpita dall’ennesimo acquazzone del fine settimana – Ripartenza bagnata, Ripartenza fortunata – ecco comparire all’interno del Petruzzelli l’Arte. Sì, l’Arte con la lettera maiuscola poiché, con tono trionfante, ecco apparire dal buio della sala Vittorio Sgarbi insieme al Caravaggio. I presenti tributano il giusto applauso al critico d’arte dopo aver degustato una splendida lecture dell’attore Stefano Accorsi (quello dei riff di Keith Richards e delle rovesciate di Bonimba, per intenderci).

Comincia l’orazione sgarbiana. Politicamente scorretta, precisa, preparata al minimo dettaglio. Sgarbi sembra essere l’unico contemporaneo in grado di potersi confrontare con Cicerone. La sua lezione sul Caravaggio e il sacrosanto parallelismo con Pasolini si conclude con un perentorio: “Andate a comprare il mio libro“. Detto fatto. Impossibile resistere. Sembra come trovarsi di fronte ad una tavola dove scorrono prelibatezze in modo continuo.

La sessione serale, dal tono più ministeriale, ha visto il ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti confrontarsi con Sallusti, direttore di Libero, e Porro. Sulle sue dichiarazioni, onde evitare di annoiare qualcuno, vi allego il link per leggere una sintesi di quanto è stato detto durante la serata. (Clicca qui)

Le dichiarazioni di Giorgetti sono pure, non nascondono nulla. Ha chiaramente detto che ci sarà un prezzo da pagare per la transizione ecologica. Il costo dell’energia aumenterà del 17% e questo graverà terribilmente sulle tasche di noi italiani. Ma l’importante resta perpetrare questo piano ecologico che – per molti versi – sembra quasi un genocidio di massa dei lavoratori e delle famiglie meno abbienti.

Di questo argomento se n’è parlato anche alla tavola rotonda della domenica mattina. I commensali, provenienti anch’essi dai mercati più disparati, hanno ragionato e discusso sull’elettrico e sulla sostenibilità reale. Molto interessante l’intervento sul futuro dell’Automotive di Salvatore Internullo, direttore generale di Peugeot Italia. Al termine di essa è intervenuta il presidente del Senato Casellati. (Clicca qui per leggere le sue dichiarazioni)

La Ripartenza è stato un trionfo. Un festival leggero, pieno di grandi personalità e con numerosi argomenti da dover discutere per far sapere agli aedi del pensiero unico che anche noi ci siamo. Il festival organizzato da Nicola Porro, dotato di una disponibilità fuori dal comune per un giornalista come lui, è riuscito a creare una nuova consapevolezza all’interno dell’ambiente liberale italiano, ad oggi fin troppo vituperato.

Al prossimo anno, si spera. Nel frattempo continuiamo a lottare per propagare sempre più questa nuova contezza di stampo liberale.

I 100 anni di Donna Assunta Almirante, un emblema della destra italiana

Compie cent’anni donna Assunta Almirante, seconda moglie dell’indimenticato Giorgio, leader assoluto e fondatore del Movimento Sociale Italiano.

Nata a Catanzaro come Raffaella Stramandinoli, ma nota alle cronache politiche come donna Assunta Almirante, a 17 anni sposa il marchese Federico de Medici, di molto più grande di lei. Ben presto si trasforma in imprenditrice agricola occupandosi dei possedimenti del marito. Una vera e propria rarità per quei tempi.

Galeotto però risulto essere, nel 1951, un impegno di lavoro a Cirò Marina, nel crotonese. Raffaella, infatti, si reca presso un suo parente per vendere una grossa partita d’uva. Davanti alla donna compare allora un giovane Giorgio Almirante. Lui è già sposato ed ha una figlia, lei tre.

I due piacciono sin da subito, lei prende l’iniziativa e lo accompagna persino all’aeroporto. Poco tempo dopo, la stessa si reca a Roma per chiedere all’ormai amico Giorgio una raccomandazione per una cugina. I due diventano così amanti. Bisognerà tuttavia attendere solo il 1968 affinché i due si possano unire definitivamente ed alla luce del sole, allorquando Almirante sarà ormai separato e lei vedova. Raffaella diviene così Assunta, ed al contempo un autentico punto di riferimento per Giorgio, e tale resterà fino alla morte di quest’ultimo.

Carattere da vera first lady, mediatica e carismatica ma sempre un passo sempre dietro Giorgio, Assunta non ha mai smesso di essere imprenditrice: ha allargato i suoi possedimenti nel catanzarese ed in altre regioni d’Italia commerciando tabacco, vino, frutta e mucche. Con i guadagni derivanti dai suoi possedimenti Assunta arrivò persino a finanziare la politica del marito.

Da sempre vista come un’autentica icona di destra e depositaria della memoria del marito, fu lei a spingere per garantire la successione alla guida del Msi ad un giovane Gianfranco Fini. A quel tempo, infatti, Giorgio era ancora molto titubante, ed in casa missina, e non solo, si fece largo con insistenza persino la voce che donna Assunta fosse l’amante di Gianfranco.
 
 
Questo e molto altro ancora è stata ed è tuttora donna Assunta, una donna di grande carisma e dal carattere di ferro. Di lei, il giornalista Giuliano Ferrara arrivò a scrivere: “È il classico tipo del potere carismatico: fosse vivo Max Weber avrebbe studiato il suo caso”.

Auguri a Donna Assunta Almirante per i suoi 100 anni, compiuti ieri e vissuti sempre con eleganza e determinazione, attraversando e segnando la storia della destra italiana”, ha invece scritto sul suo account Twitter Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia ed erede di quella destra di cui proprio Giorgio Almirante fu precursore.
 

 DI BARTOLO SALVATORE

Li abbiamo fatti neri!

Se in quel 13 novembre del 2017 mi avessero detto che avremmo vinto l’Europeo davanti a sessantamila inglesi in assetto da guerra, avrei sicuramente mandato a quel paese il santone di turno. Invece è tutto vero. Quattro anni dopo la devastante umiliazione milanese, la Nazionale è tornata a dimostrare il suo valore battendo avversarie blasonate come Spagna, Inghilterra e Belgio.

Il gruppo di Mancini ha unito una nazione divisa da un conflitto orizzontale imperante. Per qualche notte abbiamo rivissuto un sentimento così forte che quasi non ci sembrava vero. Abbiamo esultato tutti insieme, abbiamo urlato di gioia e sommessamente scosso il capo al gol dell’Inghilterra al secondo minuto del primo tempo. L’unione ritrovata deve essere il combustibile per restituire l’Italia al suo popolo.

D’altronde la Nazionale è l’istituzione più popolare del nostro Paese. In essa vi sono ragazzi provenienti da differenti estrazioni sociali e da tutto lo Stivale. Sono qui insite le differenze che arricchiscono un gruppo e lo rendono invincibile, alla faccia dei vari Severgnini, Travaglio, Marchisio ecc. . Difatti alcuni di questi giornalisti o pseudo-giornalai si sono resi protagonisti di un autorazzismo senza precedenti.

Prima Severgnini – alla français – ha sottolineato la fondamentale presenza di giocatori neri all’interno della squadra della Regina. Stamane ha per caso scritto nel suo editoriale che proprio questi giocatori hanno sbagliato i rigori decisivi? Dopodiché è venuto il turno di Travaglio con la sua retorica ormai fuori controllo, piena di sé e maledettamente orientata a favore di Conte.

FORZA BELGIO (E ABBASSO ITALIA)

Non posso tifare Italia. Non oso immaginare cosa succederebbe se vincesse gli Europei. Draghi si approprierebbe della vittoria come fecero nel 1982 il presidente Pertini e Spatolini …

Marco Travaglio – Pagina Facebook ufficiale

La parata di Gigio Donnarumma che ci ha permesso di vincere l’Europeo vale mille volte di più dopo aver letto queste parole di un anti-italiano. Infine c’è Marchisio, l’ex centrocampista progressista famoso per il suo continuo bacchettare in favore dei terroristi del BLM. Non bastavano gli opinionisti d’Oltralpe ad andarci contro, sportivamente parlando.

Dulcis in fundo i facinorosi albionici. Basti pensare all’umiliazione riservata alla nostra bandiera tra le strade di Londra. O ai fischi durante il nostro inno o alla mancata accettazione di un secondo posto meritato.

La City brucia di nuovo sotto i colpi degli Azzurri. Li abbiamo fatti tutti neri. Ai vari autorazzisti e anti-italiani ci vorrebbe un vero e proprio risciacquo della bocca alla Bonucci. Campioni d’Europa!

Gli azzurri del calcio e Berrettini: in terra inglese per scrivere la storia!

Domenica 11 luglio 2021 può davvero diventare una data memorabile per il nostro paese. Quest’oggi, in terra inglese, gli azzurri di mister Roberto Mancini e la grande sorpresa del tennis nostrano Matteo Berrettini possono scrivere una pagina indelebile della storia dello sport italiano.

Alle ore 15, infatti, Berrettini sfiderà Novak Djokovic, numero uno attuale della classifica Atp e considerato uno dei tennisti più forti di tutti i tempi. Djokovic è anche il terzo tennista al mondo per numero di slam vinti, ben 19, di cui 5 volte solo a Wimbledon. Berrettini, dal canto suo, ha già compiuto un’impresa titanica con il raggiungimento della finale dello slam, e adesso proverà a coronare il sogno di diventare il primo italiano a trionfare a Wimbledon.

Qualche ora dopo, alle 21, gli azzurri del calcio se la vedranno con i leoni della nazionale inglese per la finale di Euro2020 che si giocherà allo stadio Wembley di Londra. L’ultima vittoria azzurra in un europeo di calcio è datata 1968. La Nazionale inglese, invece, non ha mai vinto un europeo, il suo migliore piazzamento in una competizione europea di calcio è infatti il terzo posto raggiunto proprio nel 1968 e poi nel 1996. Una vittoria, quella di stasera, che gli inglese vogliono quindi centrare ad ogni costo, forti anche del fatto di giocare in casa. Ma gli azzurri, questo è certo, venderanno cara la pelle e tenteranno di chiudere in bellezza un europeo da sogno in cui i ragazzi di Roberto Mancini hanno infranto ogni record.

Una domenica speciale per lo sport tricolore insomma, che, facendo tutti gli scongiuri del caso, tra qualche ora potrà addirittura diventare indimenticabile.

SALVATORE DI BARTOLO